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Posts Tagged ‘Web Marketing’

Scambio Link

22 agosto 2010 admin Nessun commento

Questo è l’elenco dei siti web che gestiamo, scegli su quale o quali siti web vuoi vedere apparire il tuo link. Fare uno scambio link con noi è molto semplice, ecco come procedere:

1) inserisci un link con il titolo e la URL del nostro sito (o più link dei nostri siti, se vuoi la presenza su più di uno) sul tuo sito, scegli il sito o i siti sui quali vuoi apparire dalla lista divisa per categorie che vedi qui sotto;

2) inviaci una email a: contatti@marketingpmi.net indicando la/le URL della/e pagina/e nella quale hai inserito uno o più link ai nostri siti;

3) A questo punto tocca a noi. Una volta verificato che sul tuo sito appaiano i link da te indicati, noi provvederemo a metterne uno sui nostri siti corrispondenti e ti avviseremo via email a cose fatte.

Categoria: Informazione

www.giornale.eu Notizie a 360 gradi, tutti gli argomenti a portata di click

www.madeineurope.org Informazione dall’Europa in tutte le lingue

www.radiomanila.eu Musica ed informazione: un sito informativo su personaggi, concerti, eventi.

www.theitaly.net L’informazione sul Made in Italy, leggi, decreti, regolamenti ecc.

www.theblog.eu La raccolta dei blogs italiani più belli e più trendy.

www.bloginweb.it una selezione delle migliori notizie tratte dai blog italiani

www.cercanotizia.com Una selezione delle migliori notizie di agenzia italiane.

www.sentenzecivili.comNews su leggi, sentenze e decreti in campo civilistico.

www.sentenzepenali.com Informazioni e News su leggi, decreti e sentenze di tipo penale.

www.newcomm.eu Per essere aggiornati sui fenomeni di comunicazione di massa.

www.networkinfo.it Un network dell’informazione, che organizza l’informazione.

www.federalismo.org Per conoscere meglio questa preziosa “risorsa” politica

Categoria: Turismo, Viaggi, Auto e Motori

www.dovevai.info Idee e consigli utili per i tuoi viaggi

www.eromagna.eu Tutto sulla Romagna e sulla Costa Adriatica

www.whereyougo.eu Dove andare, cosa visitare, preziosi consigli per chi viaggia in Europa

www.whereyougo.it Dove andare, cosa visitare, preziosi consigli per chi viaggia in Italia

www.corrieredellauto.it Tutto quello che devi sapere sul mondo dell’auto.

www.fourwheels.it Notizie e indicazioni utili per la categoria più tartassata d’Italia, gli automobilisti.

http://auto.autosegreti.com I segreti dell’acquisto dell’auto.

http://automobile.autosegreti.com Quello che i concessionari di auto non dicono.

Categoria: Ambiente ed Energia pulita

www.e-nergia.info Energie Rinnovabili ed Ambiente

www.fonterinnovabile.com Fonti di energia pulita e alternativa

www.renewablesource.eu All about energy, all about environment, in English Language.

www.luceegas.com Una guida per risparmiare sulle spese di luce e gas

www.impactzero.biz Risparmio energetico per un vero impatto zero sull’ambiente.

www.vostokbase.eu Il clima e le sue variazioni, visto dalla Base Vostok II nell’Antartide.

www.vostokstation.eu Gli studi più attuali sulle variazioni del clima, visti dall’Antartide.

Categoria: Business, e-Commerce, marketing

www.low-price.biz Consigli e di trucchi per spendere il meno possibile, il trionfo del low-cost.

www.migliortariffa.eu Per ottenere i migliori prezzi e le migliori tariffe.

www.trovacasa.org Tutto quello che devi sapere per trovare casa.

www.affittare.org Per tutti coloro che lavorano nel settore immobiliare e/o in affitto.

www.affittionline.eu Gli immobili sono più immobili che mai, o il mercato si muove?

www.uominiebusiness.com Le news più utili nel campo di economia e finanza.

www.affarinvista.eu Per coloro che desiderano risparmiare sui propri acquisti.

www.cellularinews.com Tutte le novità sulla telefonia cellulare.

www.informaticanews.eu Tutte le news dal mondo informatico

www.pianca.org Concetti legati al marketing e alla pubblicità, consigli per fare marketing oggi.

www.made-in-italy.com.cn Che fine ha fatto il Made in Italy?

www.madeinitaly.es Tutto il Made in Italy, l’arte e il fascino della produzione italiana

www.regiastore.it Acquistare in rete: Un’abitudine sempre più diffusa.

www.reggianastore.com Il mondo degli acquisti on line in Emilia Romagna

www.thediamond.org Il mondo del lusso e della moda, espresso da un simbolo: il diamante.

www.e-bay.org Tutto sul mondo dello shopping online, il successo dell’e-Commerce.

www.alaska-maglierie.com Maglieria in lana pregiata e cashmere.

www.alphaindustriesmadeusa.com Abbigliamento Militare made in USA. Sito in lingua inglese.

www.abbigliamento-outlet.com Le migliori marche in vetrina

www.abbigliamentobassocosto.com L’abbigliamento ai prezzi più bassi

www.arredamentooutlet.com L’arredamento ai prezzi più bassi

www.botteganaturale.com Il potere delle piante e della natura

www.gonfiabilipubblicitari.org Articoli pubblicitari da gonfiare

www.marketingpmi.net Web marketing per e-Commerce.

www.webmarketing-ecommerce.net Tutto su web marketing ed e-commerce.

http://compagniadelcashmere.com/community Tutto sul cashmere e sul lavoro a maglia.

www.unioneinvestitori.biz Investimenti e finanza

www.leyendaurbanajeans.com Abbigliamento e tendenze moda.

www.fifthavenueservice.com Blog dedicato all’e-Commerce

Categoria: Intrattenimento, tempo libero e giochi

www.roompoker.it Tutto quello che desiderate sapere sul poker e sul gioco

www.scommettionline.eu Un punto di riferimento per scommesse, pronostici e gioco online.

www.gioca-online.biz I giochi e le scommesse online.

www.fashionews.eu Tendenze, novità, retroscena e voci dal mondo della moda.

www.gossipnews.biz Per seguire le vicende di personaggi famosi e controversi, il gossip.

www.newsvip.eu Il mondo dei Vip: un mondo tutto da scoprire, che talvolta ci fa sognare.

www.findnow.it Il motore di ricerca dell’informazione.

www.vipnow.it Tutti i personaggi tenuti d’occhio… Non ci sfugge nulla.

www.facebokke.com Tutto sul fenomeno del secolo, i social network.

www.alecsa.eu Il mondo dei social network: come muoversi, come utilizzarli.

www.ioutub.eu Il mondo dei social network

www.wallacescottishpub.com Per condividere l’esperienza di questo pub.

www.iahho.com Attenzione: questo è un sito per adulti.

www.escortdalmondo.com Attenzione: questo è un sito per adulti.

www.complimentiperlatrasmissione.it I commenti alle più famose trasmissioni radio e TV.

Categoria: Salute e Benessere

www.salutenews.it Tutta l’informazione su salute e medicina

www.alimentarinews.com I segreti del benessere legato all’alimentazione.

www.lachirurgia.com Nuovi ritrovati, medicinali, macchinari e terapie già nelle nostre cliniche.

www.lachirurgiaestetica.org Cosa c’è dietro al bisturi del chirurgo o ad una bolla di silicone?

www.chirurgiaesteticanews.com Tutto sulla Chirurgia Estetica e sulla sua applicazione.

www.protesi-denti.com Lavori professionali di protesi dentale e turismo odontoiatrico.


Stiamo continuando ad inserire altri nostri siti, che saranno disponibili a breve.

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Rassegna Stampa

17 agosto 2010 admin Nessun commento


Tags: adwords, Ecommerce, email marketing, italo cillo, landing-page, marco de veglia, marketing, pay per click, robin-good, viral marketing, Web Marketing

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E già si parla di “stalking commerciale”…

10 agosto 2010 avaphgamn Nessun commento

Lo stalking diventa... commerciale?

L’RFID è una grande tecnologia, ma già nel 2005 il Garante della privacy italiano ne vietava l’uso per profilare i comportamenti dei consumatori che usano carte di pagamento o ticketing, e dettava alcune linee guida circa diritto di informativa, consenso e disattivazione: “Le persone devono essere adeguatamente informate sull’utilizzo dei sistemi RFID, così come dell’esistenza di lettori ottici che attivano l’etichetta”.

Un sondaggio di quel periodo rilevava anche che meno del 20% delle persone sa che cosa sono i chip a radiofrequenza e che, una volta informati, il 55% esprime perplessità sulle implicazioni per la privacy.

E oggi, come siam messi? non si sente più parlare di RFID come allora, ma la notizia del “detersivo al GPS” di qualche giorno fa può essere in un certo senso collegata.

Come spiegato in dettaglio su Advertising Age, nelle scatole di 50 detersivi “Omo” distribuiti in Brasile in questi giorni è incluso un dispositivo GPS, che si attiva all’apertura della confezione.

L’attivazione provoca la geolocalizzazione del device, e la conseguente entrata in azione di una “squadra” dell’agenzia di comunicazione che ha ideato la campagna, la quale provvede a consegnare un premio (una videocamera) al fortunato (e geolocalizzato) vincitore.

In altre parole, l’idea è quella del premio che “trova” il consumatore, invece che del consumatore che deve trovare il premio.

Cosa ha a che fare questo discorso col web marketing?

Nei due articoli linkati qui sopra si parla di stalking commerciale, di violazione della privacy del consumatore.

E’ davvero così? io conosco persone che per un prodotto omaggio di scarso valore (tipo una scatola di cibo per cani) compilano “volontariamente” moduli che autorizzano l’azienda a “disturbarli telefonicamente” o a cedere i dati raccolti a terzi.

Al supermercato tutti estraggono fieri le loro “tessere fedeltà”, che in cambio di sconti e promozioni triturano e incrociano i nostri consumi con quelli di migliaia di altri avventori.

Su Internet, ci sono minorenni (e non solo!) che “volontariamente” postano online qualsiasi dettaglio personale della loro vita, presente e passata. “Volontariamente” si accettano le condizioni di social come Facebook, che se lette a fondo farebbero accapponare la pella di “puristi” della privacy (ricordiamoci sempre che a inizio anno Zuckerberg disse che l’era della privacy è finita).

Insomma, ‘sta privacy sembra diventata una cosa che fino a che qualcuno non ce lo fa presente, sembra non essere un problema. Ma che siamo disposti a svendere per un attimo di celebrità, o per una scatola di cibo per cani.


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SEO e SMM… binari paralleli?

I binari di SEO e SMM non si incontrano?

Il post di settima scorsa sullo shopping online, che mostrava i dati di un report in un certo senso favorevole ai motori di ricerca e sfavorevole ai social media, ha innescato una discussione nella quale sono emersi 2 schieramenti contrapposti: quello dei SEO specialist e quello dei Social Media Marketer.

E’ infatti curioso notare come il “mi piace” in coda all’articolo sia stato cliccato principalmente da personaggi che lavorano nella SEO – o anche che Andrea Cappello abbia ripreso l’indagine con una certa enfasi -, mentre chi è più spostato verso i social si è lasciato andare nei commenti a frasi piuttosto acide (una fra tutte, “la ricerca da te postata Taglia è davvero ridicola e palesemente viziata”).

Sia chiaro, a me non frega nulla di parteggiare per una fazione o per l’altra, per una persona o un’altra, ma ho 2 domandine da porre.

1. SEO e SMM non sono forse i 2 lati della stessa medaglia?

Molte agenzie e molti professionisti operanti nel web marketing si sono in fretta e furia riconvertiti al social media marketing, non appena si è capito che il vento tirava in quella direzione.

E d’altra parte il cliente finale un po’ ama le mode, un po’ vuole visite e traffico. E non credo gli importi molto se gli utenti/prospect/contatti gli arrivano da Google piuttosto che Facebook, da Bing piuttosto che Twitter.

2. La SEO è misurabile, perché il SMM no (o non così bene)?

Odio ripetermi, ma questo è il punto cruciale.

Per anni il web è stato sinonimo di estrema misurabilità. Sui siti web si misurano e analizzano gli accessi e i percorsi degli utenti, nel campo della pubblicità le impression e il CTR, nella SEO si misurano tutti questi dati mescolandoli con tanti altri (posizione della pagina nel motori, quantità/qualità dei link, fluttuazione dei competitor…) con lo scopo finale di incrementare il business del cliente.

E nel Social Media Marketing? Lì troverai chi ti parla di “conversazioni”, chi ti dice che bisogna stabilire l’“engagement”, chi afferma che bisogna andare dove ci sono gli “influencer” o gli “opinion leader”. E a me sta roba fa girare parecchio i maroni.

Perché la stessa persona che spende 1 euro in SEO o in una campagna PPC poi spacca il capello in 4, pretendendo report ultradettagliati e ROI istantaneo, mentre se spende lo stesso euro in SMM gli bastano un po’ di fan/follower (tarocchi), e qualche discussione (finta) creata dall’ambassador di turno su qualche sito per essere felice e contento?

In un report c’è un foglio excel con dentro numeri al centesimo, e nell’altro le slide con lo screenshot della Fan Page di Facebook, di un po’ post pagati su qualche blog “autorevole” e magari dell’infiltration nei commenti di qualche forum?

Spiegami sta roba, perché proprio non la capisco…


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SEO e SMM… binari paralleli?

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Il “web sociale” che NON voglio

Non alimentare i troll

Una volta si diceva “don’t feed the troll”: il troll è quel personaggio, solitamente dotato di parecchio tempo libero (e di un cervello di gallina), che commenta all’interno di un blog/forum solo per creare disturbo e scagliarsi contro qualche utente o qualche idea, rischiando di rovinare il quieto vivere della community.

“Non alimentare i troll” significa semplicemente ignorare questi personaggi, che vistisi trascurati si stancheranno di scassare i maroni e spariranno ben presto dalla circolazione.

Oggi, in pieno boom delle reti sociali, cambierei questo motto in “non alimentare (certi) viral video”.

Cosa intendo dire? che davvero non capisco perché non solo il cosiddetto “utente “medio”, ma pure tanti personaggi che online ci sono da anni – e che magari lavorano proprio nel web marketing – contribuiscono a “viralizzare” certi contenuti che dire orrendi è dire poco. Viralizzano certi fenomeni (anzi, “certe fenomeme”, visto che si tratta solitamente di soggetti femminili…) che sono fenomeni esclusivamente da baraccone.

I social media sono uno strumento potentissimo per amplificare video e foto, che sono le 2 cose che più si prestano ad essere condivise. Il problema è che a furia di like, retweet e link scambiati via Skype, si finisce per creare dal nulla incredibili mostri: e quando alla fine se ne accorgono anche i vecchi media, affamati di inezie come sono, ecco che nei TG della sera ci ritroviamo certi soggetti da circo equestre. Allora si grida allo scandalo, ci si lamenta che la tivù parla di Internet solo per far vedere certe schifezze, che la Rete è ben altro, e via dicendo. E il giorno dopo il loop riparte sharando altri video, dove novelle Gobbe di Notre Dame danno il peggiore degli spettacoli.

Ma davvero non hai ancora capito che giornali e TV non aspettano che queste occasioni per parlare (malissimo) di Internet? che lo scopo dei vecchi media è quello di relegare Internet nella sezione “costume” (o, quando capita, cronaca nera)? che da ormai 15 anni portano avanti la cantilena di Internet = luogo di sfigati, ladri di carte di credito, pedofili e chat erotiche?

Se ti è capitato (e sicuramente ti è capitato) di vedere certi video, cerca almeno di non commentarli, di non votarli… in due parole, di non diffonderli: perché alla fin fine, se al tiggì finiscono certi video di YouTube, un po’ di colpe le hai anche tu.

In altre parole, “chi condivide le coatte rovina anche te”. E quindi, per favore, “digli di smettere”.


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Il “web sociale” che NON voglio

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GA e ottimizzazione di una campagna di PPC

26 luglio 2010 Deensinue Nessun commento

Esempio di gestione di una campagna PPC

Uno degli argomenti del Corso di Google Analytics Avanzato del 12 novembre 2010 sarà ciò che possiamo fare con lo strumento in relazione all’ottimizzazione delle campagne di Pay per Click, AdWords o altri motori che siano.

D’accordo con Davide Pozzi del TagliaBlog, ho pensato di riportarvi in questo post una serie di indicazioni che potrebbero esservi utili, purtroppo anche in negativo, perché alcune cose con il sistema di tracking di Google non è ancora possibile farle.

Premessa: vogliamo ridurre il CTR

Facciamo una premessa, parliamo di web analytics di campagne pensate per usi aziendali. Non stiamo discutendo di promozione a siti di AdSense o di vendita di suonerie ed altre cose simili. Siamo nel mondo reale dell’economia classica, cioè chi produce bottiglie di plastica per confezionare l’acqua minerale, chi vende software gestionale, chi commercializza valvole per impianti termici, chi installa pannelli solari, ecc. ecc.

Troppi, infatti, applicano criteri di web marketing tipicamente americano, pensati per siti che hanno migliaia di accessi giornalieri, quando il modo economico italiano per ogni settore raramente arriva a produrre 200 o 300 visitatori unici giornalieri (e spesso molto meno).

Questo che vuol dire? Che una buona campagna, ho detto buona, non improvvisata da qualcuno che fino a ieri faceva lo sviluppatore o vendeva marmellata, è spesso nella situazione di esporre l’annuncio a quasi tutto il bacino presente su Internet. Questo vuol dire che, non dobbiamo porci il problema di come alzare il CTR della nostra campagna, ma come dobbiamo ridurlo. Alzando il CTR, infatti, non raccogliamo ciò che gà abbiamo, corriamo il rischio terribile, invece, di raccogliere gli altri, quelli che in realtà sono solo collaterali al nostro business. Mio zia, senza alcuna laurea in economia, diceva che la cosa importante non era avere il massimo numero di visitatori della sua merceria, ma solo quelli realmente interessati all’acquisto dei suoi prodotti.

La riduzione del CTR, ovviamente, ha come lato negativo il fatto che spesso con ciò si abbassa il Quality Score, ma questo è solitamente ampiamente compensato dalla notevole riduzione del costo / conversione.

Chiavi pagate vs. chiavi cercate

Chi è da poco arrivato a Google Analytics, tende a credere che le chiavi indicati come provenienza siano quelle cercate dai navigatori, invece non è così. Solo per i provenienti dai risultati naturali, la chiave è quella cercata. Chi proviene da AdWords, invece, viene indicato con la chiave che l’azienda ha acquistato con la campagna, ovviamente quasi sempre diversa da quella realmente cercata. Fanno eccezioni gli acquisti in corrispondenza esatta, che però raramente sono utilizzati in grandi campagne, per la notevole difficoltà di selezionare le migliaia di chiavi corrispondenti alle centinaia di chiavi concettuali.

Con Google Analytics da qualche tempo è possibile avere le chiavi cercate mediante una opzione della tendina di selezione del dato esposto su molti pannelli, però a queste non sono associati i valori solitamente presenti per le chiavi pagate, cioè le impression, i click e, purtroppo, i costi. Lo stesso problema si aveva col doppio-filtro conosciuto e configurato da molti utilizzatori di GA.

In alcuni pannelli, inoltre, la tendina non è selezionabile e lì il vincolo non è superabile.

Ridurre il costo delle chiavi pagate

Per ridurre il costo delle chiavi pagate, occorre estrarre con pazienza le chiavi cercate. Ciò consente di acquistare in corrispondenza esatta quelle che generano un traffico almeno superiore alle due visite. Non è possibile, infatti, vedere le impression (che sarebbe la cosa migliore), ma si può almeno vedere se vi sono visite. Dato insufficiente, ma meglio che niente. In questo modo, acquistando le corrispondenze esatte, ai successivi click Google addebiterà il costo della corrispondenza esatta, invece che quello della corrispondenza estesa.

Nella campagne che gestiamo, spesso così riduciamo in modo significativo il costo delle campagne.

Miglioramento del Quality Score della campagne pagate

Sempre osservando le chiavi cercate relazionate con le rispettive chiavi pagate che le hanno generate, si acquistano le cercate in corrispondenza esatta per mandarle a landing specifiche quando vi è una differenza concettuale o una differenza significativa della scrittura.

Ad esempio, ci ritroviamo spesso la chiave “scuola di cucina” cercata, con emissione dell’annuncio associato alla chiave pagata “corsi di cucina”. In questa situazione la chiave scuola di cucina va estratta acquistandola separatamente e mandandola ad una diversa landing. Per inciso, in varie occasioni abbiamo avuto modo di notare che il fenomeno può avvenire anche se esistono i gruppi “scuola di cucina” e “corsi di cucina” con chiavi in corrispondenza estesa. La chiave cercata non produce sempre l’esposizione dell’annuncio per la chiave pagata più affine. Google, in realtà, spesso sceglie con altri criteri, purtroppo sempre troppo vicini alla chiave che costa di più (ed a lui rende di più). Ok, è casa sua, è giusto che faccia quello che vuole, a questo punto compriamo in corrispondenza esatta le chiavi cercate sicure.

Conversione su due domini

Chi ha un sito di commercio elettronico sa già di cosa parlo. L’ordine è formalmente confermato sul nostro dominio, ma la transazione per carta di credito è veramente espletata su un dominio esterno (quello della banca o del circuito creditizio). Cosa che crea dei problemi, perché non si ha mai la garanzia che il numero di conversioni indicate sia rigorosamente corretto (con alcuni siti che gestiamo abbiamo rilevato differenze anche del 30%).

Google Analytics, per fortuna, consente con una serie di modifiche agli script di tracking di inserire nello stesso profilo di analisi più di un dominio. Se le routine di pagamento sono personalizzabili (alcuni circuiti lo permettono), si ha la possibilità di avere un tracking corretto della chiusura dell’ordine che include anche il pagamento tramite carta di credito.

La cosa è importante, perché ovviamente l’ottimizzazione per conversione delle campagne di Pay per Click è sicuramente più efficace. Quando riduciamo il keyword set acquistato alle chiavi che realmente convertono (ovviamente dopo almeno un anno di osservazione e statistica), si hanno riduzioni di costi veramente eccellenti. Siamo arrivati ad un terzo dei costi.

Ottimizzazione sul fatturato

Gli script di tracking di GA possono essere modificati per avere all’atto della conversione il passaggio al sistema dei valori di fatturato coinvolti. Ciò consente di avere un quadro delle entrate (in termini di fatturato) prodotte da ogni chiave (stavolta anche per quelle cercate). La cosa è fondamentale perché consente di migliorare il livello di ottimizzazione.

Le conversioni, infatti, non rendono tutte allo stesso modo. Con questo tipo di indagine, infatti, osserviamo che a volte la chiave che produce maggior numero di conversioni, non produce maggior fatturato. A volte il fatturato prodotto non giustifica il corso di quel segmento di campagna. In questi casi, tali chiavi vengono sospese. Inutile, infatti, pagare 100 a Google, per avere 110 di fatturato!

Ciò consente un’ulteriore affinamento della campagna, che non porta a maggior fatturato, ma riduce il costo della stessa, a vantaggio del rapporto Fatturato/costo.

Per inciso, ciò a volte consente di esplorare altri segmenti mai provati di keyword set, grazie alla porzione di budget resa libera.

Ottimizzazione sul margine

Questa è la vera frontiera delle campagne di pay per click, l’ottimizzazione sul margine, invece che sul fatturato (ed ancor meno sulle conversioni).

Spedire un televisore a 1000 euro, su cui si guadagna 50 euro, non è come spedire un coltello a 100 euro, su cui si guadagnano le stesse 50 euro. Inoltre, a volte la differenza è ancora superiore. Per assurdo, una casseruola in rame da 200 euro rende all’azienda 100 euro, con un confronto decisamente più positivo rispetto al televisore precedente.

Sempre mediante modifiche agli script di tracking è possibile inserire questi valori per averli poi sui pannelli di GA.

Se chi ottimizza la campagna ha questi dati, vi garantisco che non c’è settore dell’economia italiana in cui non valga la pena di far campagne di PPC.

Conclusioni

Google Analytics non è ancora un vero strumento di Web Analytics, ma piano piano sta aggiungendo nuove funzioni e reso disponibili nuovi dati, consentendo di migliorare gli incroci ed ottenere nuove statistiche. Avere la conoscenza di tutte le sue potenzialità è importante, se lo si vuol usare in un ambito aziendale di statistica, che vada oltre al conteggio del numero di visitatori unici.

Ciaooooo

Autore: Francesco de Francesco, Docente Web Marketing e consulente di YoYo – Formazione rotolante, per il TagliaBlog.


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GA e ottimizzazione di una campagna di PPC

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Metriche Sociali (Qualitative e Quantitative)

20 luglio 2010 Sakovake Nessun commento

Di metriche e social media se ne parla da queste parti da più di anno, ovvero da quando IAB ha diffuso un documento per cercare di definire alcune linee guida sul delicato (e discusso) tema.

Oggi torno sull’argomento grazie ad un articoletto di Mike Brown, che su Social Media Today ha sintetizzato in questo schema

Metrics - Quantitative & Qualitative

3 macro-metriche sociali, ognuna delle quali presenta un aspetto sia qualitativo che quantitativo:

Attività – è l’insieme delle azioni che hai effettuato sui vari social media: bloggare, tweettare, postare, promuoversi.
Interattività – misura le relazioni che intercorrono con il tuo pubblico grazie alla tua presenza sui social media: follower, commenti, link, condivisioni, contenuti creati dagli utenti.
Ritorni – qui entra in gioco il successo, diretto o indiretto, dell’attività sui social media: creazione di revenue (e le attività atte a creale), contenimento dei costi (e le attività fatte per contenerli) e tutte le altre metriche critiche dal punto di vista finanziario.

Fra gli aspetti quantitativi connessi alle 3 aree troviamo tutto ciò che si può facilmente conteggiare: numero e frequenza di post, numero di commenti, numero di fan/follower, numero di views, numero di lead/sale.

Sul lato dei qualitativi ci sono invece cose molto più difficili da tracciare con precisione: tipologia dei commenti, buzz, sentiment.

Mike Brown, in buona sostanza, ha un approccio alle metriche che lui stesso definisce di tipo “Whole Brain”, ovvero sia legato alla razionalità e ai numeri (emisfero sinistro del cervello) che alla emotività e alle sensazioni (emisfero destro del cervello):

Gli emisferi cerebrali

Ma se le prime possono essere facimente misurate da uno script, per le seconde come la mettiamo? :-)


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I buoni contenuti NON attirano link

11 luglio 2010 VA-DSB Nessun commento

Il solo contenuto NON calamita i link...

Questo è un post su come il link building “naturale” sembra non funzionare più, a dispetto di quanto dice Google.

Non so quante volte Google abbia detto: “Produci ottimi contenuti e se gli utenti li troveranno utili, li consiglieranno ad altri e ti linkeranno”. Ma dimmi Google, come faccio a portare queste persone da me tramite il tuo motore di ricerca? “Produci ottimi contenuti e loro (in qualche modo) arriveranno. Troveranno i tuoi contenuti e ti consiglieranno ad altri!”.

Era il primo gennaio. Decisi di lanciare un nuovo blog seguendo i consigli di Google. Partii con mixthenet.com e decisi di scrivere sugli argomenti che amo, volendo posizionarmi per quelli. Finora ho scritto 31 articoli di “prima classe”, tutti con contenuti davvero ottimi. Il mio motto era: “non ho intenzione di focalizzarmi sul prendere link per i motori di ricerca (facendo link building “manuale”); cerco piuttosto di ottenere traffico verso i miei articoli e, in questo modo, spero che alcune delle persone che li leggono li trovino utili e li linkino!”. Ho quindi utilizzato il 90% del tempo per scrivere contenuti, e solo il 10% per fare link building.

L’ho fatto per 6 mesi. Alcuni articoli sono finiti nella home page di Digg 5 volte (è facile finirci se sai come fare, con un articolo mediamente buono, ma i miei pezzi sono stati diggati molto più della media perché erano veramente utili). 10 articoli sono finiti in StumbleUpon, ottenendo 20.000 visualizzazioni ciascuno; uno di questi ha avuto un grosso successo, con oltre 110.000 visualizzazioni. Ecco le statistiche del sito a partire da Gennaio:

Le fonti di traffico di mixthenet.com

Che dire di Google? Solo 2.000 persone? Significa circa 10 al giorno (attualmente 10-20 perché non ricevevo molto traffico durante i primi 2 mesi).

Alcuni giorni fa ho preso i miei post più popolari e ho fatto una analisi per vedere che traffico Google ha mandato loro nel corso del tempo. Sono rimasto scioccato nel vedere che la maggior parte di questi post non è posizionato nella top 100 per delle parole chiave che non sono nemmeno così ostiche, almeno a giudicare dalle SERP. Ironia della sorte, i post che hanno ricevuto più traffico da Google sono quelli per i quali ho speso un po’ di tempo facendo link building in alcuni forum che trattano di web marketing o scrivendo guest post (con una sola eccezione: c’è stato un post che è diventato popolare sia in Digg che in StumbleUpon, e 2 siti importanti lo hanno ripreso. Ma comunque non è posizionato nella top 20 per la keyword prevista, ed è frustrante vedersi superato in quella SERP da chi ha fatto link building “manuale”).

Due post di mixthenet.com che hanno sfondato in StumbleUpon e Digg

Ho imparato 2 lezioni.

La prima, è che il social bookmarking (Digg, StumbleUpon, Mixx, Propeller) fa schifo se si vogliono ottenere buoni link (per un post che ha fatto più di 30.000 visualizzazioni ho preso 2-3 link da siti con PR2-3 che hanno una sezione giornaliera dei “siti interessanti”, quindi non si tratta di link di valore). Ho anche preso qualche link buono, ad esempio da HowStuffWorks (che è un blog con PR7). Ma con 400.000 view, un link del genere lo devi prendere :-) Tuttavia, il risultato non è stato sufficiente a convincermi di concentrarmi al 100% su questa strategia. Voglio dire: spendere 10 giorni a scrivere per ottenere (forse) un link PR7? Durante la promozione del mio sito su Digg, ho incrociato diverse persone col loro sito in home page, per più volte di me. Ma che hanno ottenuto gli stessi miei risultati.

Nel 2007, se un articolo diventava popolare in Digg/StumpleUpon prendeva parecchi link di qualità. Questo articolo, che parla di motori di ricerca “di persone”, ha fatto più di 100.000 view da StumbleUpon ed è stato ripreso da 5 importanti siti che hanno scritto dei post ad hoc per recensirlo. Ma ora le cose non sono così semplici.

Seconda lezione: il matra di Google “crea ottimi contenuti e gli utenti ti troveranno” non è più valido. Il fatto che continuino a propagandarlo mi disgusta. Ho capito che creare ottimi contenuti è solo un pezzo del puzzle (quindi non sto dicendo che farlo sia male, ma che è solo una parte del puzzle, non è l’unica cosa).
E se Google iniziasse improvvisamente a raccomandare di fare link building? i webmaster non spenderebbero più tanto tempo a creare buoni contenuti. Le SERP si riempirebbero di contenuti di scarsa qualità, invisi agli utenti. La redditività di Google ne soffrirebbe. Inoltre, Google ha sempre raccomandato di ottenere solo “link naturali” (certo, puoi otternerli con buoni contenuti :-) ) ma da quello che abbiamo visto gli utenti non linkano molto ai giorni nostri. Ecco perché, credo, la maggior parte delle SERP che vedi è composta da gente che fa link building.

Come proteggere te stesso dalla propaganda di Google (presente e futura)

C’è una domanda che puoi porre a chi fa propaganda (ho imparato la cosa da Thomas Sowell, un professore di economia), che può letteralmente distruggere le argomentazioni di chi la fa. La domanda è: “Hai le prove di ciò che dici?” Una buona domanda da porre a qualcuno di Google quando dice di “produrre ottimi contenuti” è: “Hai la prova che la maggior parte dei siti presenti in SERP è dove si trova perché ha seguito solo l’indicazione di “produrre ottimi contenuti” e null’altro?” In base alla mia esperienza, ciò è lontano dalla verità e ne ho le prove concrete.

I buoni contenuti hanno importanza?

Sì. Personalmente, ho notato che il numero dei visitatori aumenta in base alla produzione di buoni contenuti. Inoltre creano trust, authority e tutto il resto. E magari qualcuno potrebbe anche linkarti (anche se non accade molto, di questi tempi). Ho intenzione di continuare a produrre ottimi contenuti per tutti i miei siti, più per una questione di principio (voglio contribuire a dar valore al web, non ad inquinarlo) che di risultati (ottenere link).
Per concludere, voglio lasciarti con un video di Matt Cutts che parla proprio di come ottenere link naturali producendo interessanti/utili contenuti e utilizzando Digg, Twitter, Facebook e altri social.

Liberamente tradotto da Case Study: I Listened to Google and I Failed, di Darko.


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Come posizionarsi in Google usando i Social Media

22 giugno 2010 GamePlay Nessun commento

Posizionarsi nei motori grazie ai Social

E’ possibile manipolare il posizionamento su Google per mezzo di una campagna sui social media, utilizzando conversazioni che NON contengono link. Non so se quanto esporrò sia un fattore introdotto intenzionalmente da Google, o se sia solo una stranezza, ma la cosa proietta significativamente i social media all’interno dell’ambito SEO.

Alcune delle cose migliori si scoprono per caso. E questa cosa che ho scoperto ha il potenziale per cambiare il modo in cui utilizzare i social media per il posizionamento in Google.

Per un paio d’anni, Google ha raccolto tutte le relazioni che passavano fra persone e brand. Ciò ha aiutato Google a capire quali persone avevano affinità con quale brand (per affinità si intendono i “like” o il seguire un brand sui social come Facebook e Twitter).

Google ha raccolto queste informazioni anche tramite social graph, utilizzando i collegamenti fra le persone attive sui social che hanno scelto di rendere pubblici i propri profili. Le connessione con un brand fa parte del social graph, e se parecchie persone connesse fra loro sono anche connesse al brand, la cosa fa si che il brand diventi un peer hub.

Il social graph è anche un tool, che permette agli sviluppatori di codificare i rapporti che intercorrono fra un blog personale o il sito di un brand con il social network. E’ anche possibile classificare le relazioni in base alle connessioni fra le persone (contatto, conoscenza, amore, ecc). Roba potente, insomma!

Durante un progetto per Magners Cider, abbiamo lavorato a migliorare il posizionamento di magners.co.uk. Abbiamo voluto assicurarci che il rapporto fra Magners Social Media e il nuovo sito web fosse riconosciuto come un link. L’abbiamo connesso in Facebook e linkato nell’account Twitter e oplà, il collegamento è fatto.

Il post è finito qui? No. Ora viene il bello.

Il lancio del nuovo sito di Magners è coinciso con la famigerata “tassa sul sidro”. Le conversazioni online sul tema si sono moltiplicate, e Magners ha saputo sfruttare la cosa a proprio favore promettendo che, nonostante la tassa, i prezzi dei suoi prodotti non sarebbero variati. Le persone parlavano di Magners, e il sito scalava posizioni in Google.

Il posizionamento crebbe sia per il brand, che per termini di ricerca generici. Abbiamo quindi controllato la SEO. Il vecchio sito era molto poco ottimizzato per Google. Quindi, avendo visto che il sito aveva guadagnato una certa rilevanza, abbiamo guardato ai link.

Non c’erano altri link (a parte un paio creati per permettere il crawl del sito). Era un nome a dominio nuovo, in quanto i contenuti della sezione UK di magners.com erano stati spostati in magners.co.uk.

Allora abbiamo guardato alle conversazioni sociali riguardandi Magners. Tali conversazioni sono ancora online, e non includono link. Puoi controllare anche i miei tweet. Mostrano dove le cose iniziano a farsi davvero interessanti.

L’associazione fra il sito Magners e il sidro, circa la pertinenza, è stato lo step uno:

Rilevanza delle 2 keyword

Garantire un forte legame fra il sito e il social media, è stato lo step due:

La presenza del brand su Facebook

Il brand era presente nelle conversazioni online, e ha scalato Google senza l’aiuto di link o di tecniche SEO “on page”.

Per fare un test, abbiamo attivato un nuovo sito su WordPress per raccogliere il feed di tutte le conversazioni. Ci siamo assicurati che non ci fossero link dalle pagine verso Magners. La nostra teoria era che se le conversazioni portano un beneficio nel ranking, il sito si sarebbe dovuto presentare nel Google Webmaster Tools come un link. E così ha fatto.

La seconda parte del test è stata di non fare nulla, lasciando che il posizionamento peggiorasse con la fine delle conversazioni. E in effetti il sito è passato dal 5° all’11° posto per termine “cider”.

Tuttavia, la prova reale è quella della ripetizione del test, e puoi vederla ora in azione. Magners sta conducendo una campagna sui social media per i mondiali di calcio utilizzando Facebook. E’ partita la settimana scorsa, e il posizionamento del sito sta crescendo.

Quando la campagna terminerà, anche il rank per il termine “cider” cadrà.

Ciò significa che è possibile manipolare il rank di un sito su Google nel corso di una campagna sui social media, utilizzando conversazioni che NON contengono link. Per raggiungere questo obiettivo, ci deve essere una chiara associazione fra le pagine presenti sui social media e il sito web, preferibilmente una integrazione dei social nelle pagine stesse del sito. Il posizionamento dipenderà dalla velocità e dalle dimensioni della conversazione online.

Non so se questo è un fattore intenzionale di ranking di Google, o è solo una stranezza, ma proietta significativamente i social media all’interno dell’ambito SEO. Le conversioni sociali aiutano il ranking e i social costituiscono uno strumento di branding, oltre ad influenzare la search. Questa è una alchimia estremamente potente, che stiamo ora utilizzando appieno per i nostri clienti.

Liberamente tradotto da Lifting Google rank using social conversations, di Julian Grainger.


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(Finti) SEO e scambi link

8 giugno 2010 admin Nessun commento

Scambio link

Da sempre ricevo proposte di scambio link, ma mai insistenti come in quest’ultimo periodo.

La cosa curiosa è che le richieste arrivate negli ultimi giorni alla mia mailbox sono tutte diverse fra loro: diverso il mittente, diversa l’email, diverso l’oggetto, diverso il contenuto.

Le accomuna solo un particolare: l’assoluta ignoranza, soprattutto lato SEO.

Ecco quindi i miei 5 consigli rivolti a chi manda questo genere di missive:

scrivi un oggetto che non sembra tradotto con Babel Fish: l’oggetto della email è la cosa che mi fa decidere se aprirla o meno. Se c’è scritto dentro “Proposta di scambio links cooperativi” finisce direttamente nello spam.

nella email, scrivi un contenuto che sia comprensibile: se leggo “scambiare links può essere vantaggioso sia per voi che per noi, promuovendo i nostri siti nei motori di ricerca, ciò che porterà loro traffico supplementare”, francamente, non capisco se ad avere vantaggi sarai tu, io o il motore di ricerca.

seleziona il target: se proponi uno scambio link per “poter aiutare il tuo sito ad essere indicizzato in maniera migliore dai motori di ricerca”, dovresti prima guardare se il mio sito ha o meno problemi di indicizzazione. O magari posso pensare che lo scambio è per risolvere i TUOI problemi.

presentati con un sito guardabile: se ti presenti come una “SEO Agency”, e poi sul tuo sito hai degli annunci AdSense che promuovono agenzie concorrenti, non ci fai una bella figura. La figura è ancora peggiore se in firma hai un sito che parla di sport acquatici, e vuoi scambiare link con un blog che parla di web marketing.

non firmarti “SEO”: la SEO è tutt’altra cosa. Se ti firmi “SEO Manager” e mi proponi uno scambio link, mi sa che sei rimasto al millennio scorso.

Quasi 2 anni fa ho scritto un articolo su quanto possano servire (o non servire) gli scambi link: rileggilo, e riflettici su un po’.


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