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	<title>Web Marketing ed Ecommerce&#187; internet</title>
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	<description>Una Combinazione Micidiale per Guadagnare Online</description>
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		<title>Facebook deposita l’IPO, e Mark Zuckerberg spiega tutto in una lettera</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 23:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vodsly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Poche ore fa Facebook ha consegnato alla SEC la documentazione necessaria a sbarcare in Borsa, all&#8217;interno della quale, insieme a numeri, percentuali e strategie varie, è presente una lettera di Mark Zuckerberg . Ho pensato di tradurla integralmente e di pubblicarla qui sotto, perché anche se è estremamente lunga in questa lettera c&#8217;è il condensato di tutta la vision, la filosofia e l&#8217;approccio al business di Facebook: una lezione utile per chiunque ha già una attività sul web, e anche per chi sogna di creare una startup di successo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;width:100%;margin:0px 0px 0px 0px;"><div style="margin:auto;"><script type="text/javascript"><!--
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</div></div><div style="width:100%;min-width:100%;"></p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/02/mark-zuckerberg-desk.jpg" alt="La scrivania di Mark Zuckerberg" /></p>
<p>Poche ore fa <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/facebook/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con facebook">Facebook</a> ha consegnato alla SEC la documentazione necessaria a sbarcare in Borsa, all&#8217;interno della quale, insieme a numeri, percentuali e strategie varie, è presente una <a href="http://www.sec.gov/Archives/edgar/data/1326801/000119312512034517/d287954ds1.htm#toc287954_10">lettera di Mark Zuckerberg</a>.</p>
<p><span id="more-5062"></span></p>
<p>Ho pensato di tradurla integralmente e di pubblicarla qui sotto, perché anche se è estremamente lunga in questa lettera c&#8217;è il condensato di tutta la vision, la filosofia e l&#8217;approccio al <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/business/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con business">business</a> di Facebook: una lezione utile per chiunque ha già una attività sul web, e anche per chi sogna di creare una <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/startup/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con startup">startup</a> di successo.</p>
<p>Facebook non è stata creata originariamente per essere una azienda. E&#8217; stata creata per assolvere ad una missione sociale &#8211; per rendere il mondo più aperto e connesso.</p>
<p>Pensiamo che sia importante capire, per tutti coloro che investono in Facebook, che cosa significa questa missione per noi, come prendiamo le nostre decisioni e perché facciamo ciò che facciamo. Cercherò di delineare il nostro approccio in questa lettera.</p>
<p>In Facebook, siamo ispirati da tecnologie che hanno rivoluzionato il modo con cui le persone diffondono e consumano l&#8217;informazione. Spesso si parla di invenzioni come la stampa e la TV &#8211; che hanno reso le comunicazione più efficiente, e hanno portato ad una completa trasformazione di molte parti importanti della società. Hanno dato a più persone una voce. Hanno incoraggiato il progresso. Hanno cambiato il modo in cui è stata organizzata la società. Ci hanno avvicinato gli uni agli altri.</p>
<p>Oggi, la nostra società ha raggiunto un punto di svolta. Viviamo in un momento in cui la maggioranza delle persone nel mondo ha un accesso a <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a> o ad un telefono cellulare &#8211; strumenti necessari per iniziare a condividere ciò che si pensa, si prova e si fa con chi si vuole. Facebook aspira a creare servizi che possano dare alle persone il potere di condividere e possano aiutarli, ancora una volta, a trasformare molte delle nostre istituzioni e attività.</p>
<p>C&#8217;è un enorme bisogno e una grande opportunità per connettere fra loro tutte le persone del mondo, per dare a tutti una voce e contribuire a trasformare la società per il futuro. Le tecnologie e le infrastrutture che devono essere create non hanno precedenti, e crediamo che questo sia il problema più importante sul quale focalizzarci.</p>
<p><strong>Speriamo di rafforzare il modo in cui le persone si relazionano fra loro</strong>.</p>
<p>Anche se la nostra missione appare oggi enorme, è iniziata in piccolo &#8211; con il rapporto fra 2 persone.</p>
<p>Le relazioni personali sono il fondamento della nostra società. Le relazioni sono il modo con cui scopriamo nuove idee, comprendiamo il mondo e, in ultima analisi, ci portano felicità a lungo termine.</p>
<p>In Facebook, creiamo strumenti per aiutare le persone a connettersi con le persone che vogliono e per condividere ciò che vogliono, e così facendo stiamo estendendo la capacità delle persone nel costruire e mantenere relazioni.</p>
<p>Le persone che condividono di più &#8211; anche se solo con i loro amici intimi o i loro famigliari &#8211; creano una cultura più aperta e portano ad una miglior comprensione della vita e dei punti di vista degli altri. Crediamo che questo crei un maggior numero di forti relazioni fra le persone, e che le aiuti ad esporsi ad un maggior numero di punti di vista diversi.</p>
<p>Aiutando le persone a formare queste connessioni, speriamo di ricreare il modo in cui diffondono e consumano informazioni. Noi pensiamo che l&#8217;infrastruttura mondiale delle informazioni dovrebbe assomigliare al grafo sociale &#8211; un network costruito dal basso verso l&#8217;alto o peer-to-peer, piuttosto che un struttura monolitica top-down come quella che è esistita fino ad oggi. Crediamo anche che dare alle persone il controllo su ciò che condividono sia un principio fondamentale di questa rifondazione.</p>
<p>Abbiamo già aiutato più di 800 milioni di persone a tracciare oltre 100 miliardi di connessioni, e il nostro obiettivo è di accelerare questo processo.</p>
<p><strong>Speriamo di migliorare il modo in cui le persone si connettono alle aziende e all&#8217;economia</strong>.</p>
<p>Noi pensiamo che un mondo più aperto e connesso potrà aiutare a creare una economia più forte con le aziende che creano i migliori prodotti e servizi.</p>
<p>Più le persone condividono, più hanno accesso ai pareri di altre persone di cui si fidano, circa i prodotti e servizi che utilizzano. Ciò rende più facile scoprire i migliori prodotti e migliorare la qualità e l&#8217;efficienza della propria vita.</p>
<p>Il risultato di rendere più facile trovare prodotti migliori è che le aziende che producono i prodotti migliori saranno ricompensate dai consumatori. Abbiamo anche scoperto che i prodotti che sono &#8220;<a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a> by design&#8221; (personalizzati e disegnati attorno alle persone) tendono ad essere più attraenti rispetto a quelli tradizionali, e non vediamo l&#8217;ora di vedere tanti altri prodotti muoversi in questa direzione.</p>
<p>La nostra piattaforma di sviluppo ha già permesso a centinaia di migliaia di aziende di realizzare prodotti di alta qualità, è più sociali. Abbiamo visto nuovi dirompenti approcci in settori come i giochi, la musica e le notizie, e ci aspettiamo di vedere approcci analoghi in tanti altri ambiti.</p>
<p>Oltre a creare prodotti migliori, un mondo più aperto spinge le imprese a creare un engagement più diretto e autentico con i consumatori. Più di 4 milioni di business hanno una Facebook Page che utilizzano per avere un dialogo con i propri clienti. E ci aspettiamo che questa tendenza cresca ulteriormente.</p>
<p><strong>Speriamo di cambiare il modo in cui le persone si relazionano con i governi e le istituzioni</strong>.</p>
<p>Crediamo che la creazione di strumenti per aiutare le persone a condividere possa portare ad un dialogo più onesto e trasparente con i governi, che potrebbe trasferire maggiori poteri alle persone, maggior responsabilità ai funzionari e migliori soluzioni ad alcuni dei grandi problemi del nostro tempo.</p>
<p>Dando alla gente il potere di condividere, stiamo iniziando a notare che le persone fanno sentire la loro voce in un modo diverso rispetto a quanto successo storicamente. Queste voci aumenteranno di numero e di volume. Non possono essere ignorate. Nel corso del tempo, ci aspettiamo che i governi diventino più sensibili ai problemi e alle preoccupazioni sollevate dal popolo, piuttosto che tramite intermediari controllati da pochi eletti.</p>
<p>Attraverso questo processo, crediamo che i leader che emergeranno nei vari paesi saranno favorevoli a Internet e combatteranno per i diritti dei loro popoli, incluso il diritto di condividere ciò che vogliono e quello di accedere a tutte le informazioni.</p>
<p>Infine, come l&#8217;economia si muove verso prodotti di qualità superiore e personalizzati, ci aspettiamo anche di veder emergere nuovi servizi che affrontino i grandi problemi del mondo come la creazione di occupazione, l&#8217;istruzione e l&#8217;assistenza sanitaria. Ci auguriamo di poter fare tutto il possibile per aiutare questo progresso.</p>
<p><strong>La nostra Missione e il nostro Business</strong></p>
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</script></div><p>Come ho detto sopra, Facebook non è stata originariamente fondata per essere una azienda. In primo luogo abbiamo sempre avuto a cuore la nostra missione sociale, i servizi che creiamo e le persone che li usano. Questo è un approccio diverso rispetto a quello di una public company, e quindi voglio spiegare perché penso che possa funzionare.</p>
<p>Ho iniziato a scrivere la prima versione di Facebook perché era qualcosa che volevo esistesse. Da allora, la maggior parte delle idee e del codice inseriti in Facebook sono stati creati da grandi persone che fanno parte del nostro team.</p>
<p>La maggior parte di queste persone pensa in primo luogo a creare e a far parte di grandi cose, ma vuole anche far soldi. Attraverso il processo di creazione di un team &#8211; e anche di creazione di una community di sviluppatori, inserzionisti pubblicitari e investitori &#8211; ho sviluppato un profondo apprezzamento per chi crea una azienda forte con un forte motore economico ed una forte crescita, che può essere il modo migliore per mettere insieme molte persone per risolvere problemi importanti.</p>
<p>In poche parole: <strong>non creiamo servizi per fare soldi; facciamo soldi creando servizi migliori</strong>.</p>
<p>E pensiamo che questo sia un buon modo per creare qualcosa. In questi giorni penso che sempre più persone vogliano utilizzare servizi di aziende che credono in qualcosa oltre alla semplice massimizzazione dei profitti.</p>
<p>Focalizzando l&#8217;attenzione sulla nostra missione e le creazione di ottimi servizi, noi crediamo di andare a creare il massimo valore possibile per i nostri azionisti e partner a lungo termine &#8211; e questo ci permetterà di mantenere ed attrarre le persone migliori, e creare altri ottimi servizi. Non ci svegliamo alla mattina con l&#8217;obiettivo primario di far soldi, ma ci rendiamo conto che il modo migliore per raggiungere la nostra missione sia creare una azienda forte e di grande valore.</p>
<p>Questo è il modo in cui pensiamo alla nostra IPO. Stiamo andando sul mercato per i nostri dipendenti e per i nostri investitori. Abbiamo preso un impegno quando abbiamo dato loro le nostre azioni per farle crescere di valore e renderle &#8220;liquide&#8221;, e questa IPO sta assolvendo al nostro impegno. Diventando una public company, stiamo prendendo un impegno analogo con i nostri nuovi investitori e lavoreremo altrettando duramente per assolverlo.</p>
<p><strong>The Hacker Way</strong></p>
<p>Come parte della creazione di una società forte, abbiamo lavorato duro per rendere Facebook il miglior posto per grandi persone che vogliono avere un grande impatto sul mondo, e imparare da altre grandi persone. Abbiamo coltivato un approccio unico a livello di cultura e gestione, approccio che noi chiamiamo &#8220;The Hacker Way&#8221;.</p>
<p>La parola &#8220;hacker&#8221; ha una connotazione ingiustamente negativa, essendo presentata dai <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> come &#8220;persone che entrano dentro i computer&#8221;. In realtà, hacking significa solamente creare qualcosa in fretta o testare i confini di ciò che si è in grado di fare. Come la maggior parte delle cose, può avere un uso buono o cattivo, ma la stragrande maggioranza degli hacker che ho incontrato tendono ad essere degli idealisti che vogliono avere un impatto positivo sul mondo.</p>
<p>&#8220;The Hacker Way&#8221; è un approccio alla creazione che coinvolge il miglioramento continuo e l&#8217;iterazione. Gli hacker credono che le cose possano essere sempre migliorabili, e che nulla può mai dirsi completato. Devono solo risolvere il problema &#8211; spesso davanti a persone che pensano sia impossibile o si accontentano dello status quo.</p>
<p>Gli hacker cercano di creare i servizi migliori sul lungo periodo, facendo rilasci rapidi e imparando da piccole iterazioni piuttosto che cercare di fare tutto per bene in una volta sola. Per sostenere questo metodo, abbiamo creato un ambiente di test che in un dato momento è in grado di testare migliaia di versioni diverse di Facebook. Sul nostro muro abbiamo scritto &#8220;Done is better than perfect&#8221;, per ricordarci di tenere sempre a mente il concetto di rilascio veloce.</p>
<p>L&#8217;hacking è anche una disciplina intrinsecamente &#8220;hands-on&#8221; e attiva. Invece di discutere per giorni su come una nuova idea sia possibile o sul miglior modo di creare qualcosa, gli hacker creano un prototipo e vedono cosa funziona. C&#8217;è un mantra che gira parecchio negli uffici di Facebook: &#8220;Code wins arguments&#8221;.</p>
<p>La cultura hacker è anche estremamente aperta e meritocratica. Gli hacker credono che l&#8217;idea e l&#8217;implementazione migliore vince sempre &#8211; e non la persona che è brava a fare lobbying attorno all&#8217;idea o la persona che gestisce il maggior numero di persone.</p>
<p>Per incoraggiare questo approccio, ogni tot mesi facciamo un &#8220;hackathon&#8221;, dove ognuno crea un prototipo di nuove idee che ha in mente. Alla fine, tutto il team di riunisce e osserva tutto quello che è stato creato. Molti dei nostri prodotti di maggior successo sono usciti da questi hackathon, come la Timeline, la chat, i video, il nostro framework di sviluppo mobile e alcune delle nostre infrastrutture più importanti come il compilatore HipHop.</p>
<p>Per assicurarci che tutti i nostri ingegneri condividano questo approccio, richiediamo ai nuovi arrivi &#8211; e perfino ai manager che principalmente non scrivono codice &#8211; di passare attraverso un programma chiamato Bootcamp dove possono apprendere il nostro codebase, i nostri tool e il nostro approccio. Ci sono un sacco di persone in questo settore che gestiscono ingegneri e non vogliono scrivere codice, ma le persone che cerchiamo deve essere disposte &#8211; e in grado &#8211; di passare attraverso il Bootcamp.</p>
<p>Abbiamo distillato questi principi dentro 5 valori fondamentali:</p>
<p><strong>Focus on Impact</strong></p>
<p>Se vogliamo ottenere il maggior impatto possibile, il miglior modo di farlo è quello di assicurarsi di stare sempre focalizzati sulla soluzione dei problemi più importanti. Sembra semplice a dirsi, ma pensiamo che la maggior parte delle aziende lo fa male e spreca un sacco di tempo. Ci aspettiamo che tutti in Facebook siano bravi a trovare i problemi più grossi sui quali lavorare.</p>
<p><strong>Move Fast</strong></p>
<p>Muoversi velocemente ci permette di creare più cose e di imparare più velocemente. Tuttavia, non appena la maggior parte delle aziende inizia a crescere, rallenta troppo perché ha troppa paura di commettere errori, non accorgendosi che si perdono opportunità muovendosi troppo lentamente. Noi abbiamo un motto: &#8220;Move fast and break things&#8221;. L&#8217;idea è che se non si &#8220;rompe&#8221; qualcosa, probabilmente è perché non si procede abbastanza velocemente. </p>
<p><strong>Be Bold</strong></p>
<p>Creare grandi cose significa correre dei rischi. Questo può spaventare e frena la maggior parte delle aziende a fare le grandi cose che dovrebbero. Tuttavia, in un mondo che sta cambiando così velocemente, avrai la garanzia di fallire se non corri dei rischi. Abbiamo un altro motto: &#8220;The riskiest thing is to take no risks&#8221;. Spingiamo tutti a prendere decisioni coraggiose, anche se ciò può significare sbagliare, qualche volta.</p>
<p><strong>Be Open</strong></p>
<p>Crediamo che un mondo più aperto sia un mondo migliore, perché le persone che hanno più informazioni possono prendere decisioni migliori ed avere un impatto maggiore. Questo vale anche per la nostra gestione aziendale. Lavoriamo duramente per assicurarsi che tutti in Facebook abbiano accesso a quante più informazioni possibili su ogni aspetto della società, in modo che possano prendere le decisioni migliori e avere l&#8217;impatto maggiore.</p>
<p><strong>Build Social Valure</strong></p>
<p>Ancora una volta, Facebook esiste per rendere il mondo più aperto e connesso, e non solo per creare una azienda. Ci aspettiamo che tutti, in Facebook, siano focalizzati ogni giorno su come creare un valore reale per il mondo in tutto ciò che fanno.</p>
<p>Grazie per il tempo che hai speso per leggere questa lettera. Crediamo di avere l&#8217;opportunità di avere un impatto importante nel mondo, e di costruire una società in grado di durare a lungo. Non vedo l&#8217;ora di costruire insieme qualcosa di grande.</p>
<hr />
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<p>See original here:<br />
<a target="_blank" href="http://feedproxy.google.com/~r/tagliaerbe/~3/fOFdTU-mYE8/facebook-ipo-lettera-mark-zuckerberg.html" title="Facebook deposita l’IPO, e Mark Zuckerberg spiega tutto in una lettera">Facebook deposita l’IPO, e Mark Zuckerberg spiega tutto in una lettera</a></p>
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		<title>Se chiudesse Wikipedia, dove andrebbero gli utenti?</title>
		<link>http://www.webmarketing-ecommerce.net/se-chiudesse-wikipedia-dove-andrebbero-gli-utenti/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marbeldarvin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Settimana scorsa Wikipedia è rimasta spenta per 24 ore. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2008/08/blog-chiuso.jpg" alt="Wikipedia chiusa" /></p>
<p>Settimana scorsa <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/wikipedia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con wikipedia">Wikipedia</a> è rimasta spenta per 24 ore.</p>
<p>Essendo una risorsa da più di 400 milioni di utenti al mese, che significano il <a href="https://donate.wikimedia.org/wiki/Special:FundraiserLandingPage">5</a>°-<a href="http://www.google.com/adplanner/static/top1000/">6</a>° sito a livello mondiale, è stato interessante notare dove si sono riversati gli utenti il 18 <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/gennaio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con gennaio">Gennaio</a> scorso, quando Wikipedia è rimasta irraggiungibile per tutta la giornata.</p>
<p><span id="more-5051"></span></p>
<p>Dal blog di Experian Hitwise possiamo estrarre <a href="http://weblogs.hitwise.com/james-murray/2012/01/wikipedia_blackout_sends_info.html">qualche dato significativo</a>.</p>
<p>Innanzitutto pare che quel giorno, su Wikipedia, siano arrivate la bellezza di 5,8 milioni di visite, oltre ad un altro milione di visite via mobile. Le visite via smartphone sono cresciute del 14% rispetto al giorno precedente &#8211; anche perché la versione mobile del sito era raggiungibile, a differenza di quella &#8220;tradizionale&#8221; &#8211; e del 4,1% a livello globale (forse perché tanti curiosi volevano vedere il sito spento).</p>
<p>Ma davanti alla porta chiusa, quali strade hanno preso gli utenti? Le prime 10 destinazioni &#8211; secondo dati di Experian Hitwise, <a href="http://marketingland.com/web-traffic-during-wikipedia-blackout-4279">riportati su Marketing Land</a> &#8211; sono state queste:</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/downstream-websites-after-wikipedia.png" /></p>
<p>al primo posto <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/facebook/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con facebook">Facebook</a> (in salita dal quarto del 17.01) e al secondo Bing (dal sesto del giorno prima). Curiosamente Google, prima destinazione il 17 Gennaio, non figura nella top ten il giorno dopo.</p>
<p>Ancora più interessante, a mio parere, il grafico che evidenzia le variazioni percentuali fra il 17 e il 18 Gennaio:</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/downstream-websites-after-wikipedia-2.png" /></p>
<p>in questo caso il vincitore è Twitter &#8211; con un +534% &#8211; che dimostra di essere, ancora una volta, una delle principali destinazioni quando si cercano informazioni e notizie dell&#8217;ultim&#8217;ora. Cosa che peraltro è <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/10/twitter-no-social.html">il loro vero obiettivo</a>.</p>
<hr />
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</ul>
<div>
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</div>
<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/tagliaerbe/~4/shwfW37k3so" height="1" width="1" /></p>
<p>Read more:<br />
<a target="_blank" href="http://feedproxy.google.com/~r/tagliaerbe/~3/shwfW37k3so/se-chiudesse-wikipedia-dove-andrebbero-gli-utenti.html" title="Se chiudesse Wikipedia, dove andrebbero gli utenti?">Se chiudesse Wikipedia, dove andrebbero gli utenti?</a></p>

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]]></content:encoded>
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		<title>Perché Il Social Media Marketing Non È Il Marketing Sui Social Media</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 06:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NeraCreaw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Non è come pensi . Il marketing sui social media non è affatto una copia del marketing classico, solo applicato alla sfera social di Internet. Sono proprio due approcci alla promozione ed alla vendita di un prodotto totalmente diversi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Non è come pensi . Il <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/marketing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marketing">marketing</a> sui <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a> <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> non è affatto una copia del <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/marketing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marketing">marketing</a> classico, solo applicato alla sfera social di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a>. Sono proprio due approcci alla promozione ed alla vendita di un prodotto totalmente diversi. </p>
<p><span id="more-5012"></span></p>
<p>Link:<br />
<a target="_blank" href="http://www.masternewmedia.org/it/perche-il-social-media-marketing-non-e-il-marketing-sui-social-media" title="Perché Il Social Media Marketing Non È Il Marketing Sui Social Media">Perché Il Social Media Marketing Non È Il Marketing Sui Social Media</a></p>

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		<title>Google compra link… per Chrome?</title>
		<link>http://www.webmarketing-ecommerce.net/google-compra-link%e2%80%a6-per-chrome/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>burremarce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
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		<description><![CDATA[ Se bazzichi l&#8217;ambiente SEO da qualche anno ricorderai di sicuro le battaglie condotte da Google nei confronti della compravendita di link: verso la fine del 2007, dopo diversi mesi dove il comprare e vendere link era divenuto un business non indifferente consentendo l&#8217;arricchimento di parecchi soggetti (sia lato webmaster che lato marketplace), ecco che arrivarono alcuni chiarimenti ufficiali , atti a ristabilire le posizioni in campo. Queste indicazioni furono inserite nelle linee guida per i webmaster, dove si legge che : &#8220;Acquistare o vendere link per aumentare il PageRank è una pratica che vìola le Istruzioni per i webmaster di Google e può influire negativamente sul ranking di un sito nei risultati di ricerca&#8221; e ancora &#8220;Google cerca in ogni modo di escludere i link volti a manipolare i risultati dei motori di ricerca, quali gli scambi eccessivi di link e i link acquistati per aumentare il PageRank&#8221; . Assurdo dunque che sia proprio Google a comprare link, per spingere Chrome nelle SERP. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/chrome-link.png" alt="Chrome compra link?" /></p>
<p>Se bazzichi l&#8217;ambiente <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/seo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con seo">SEO</a> da qualche anno ricorderai di sicuro le battaglie condotte da Google nei confronti della compravendita di link: verso la fine del 2007, dopo diversi mesi dove il comprare e vendere link era divenuto un <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/business/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con business">business</a> non indifferente consentendo l&#8217;arricchimento di parecchi soggetti (sia lato webmaster che lato marketplace), ecco che arrivarono <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2007/12/pagerank-vendita-link-e-penalizzazioni-google-finalmente-chiarisce.html">alcuni chiarimenti ufficiali</a>, atti a ristabilire le posizioni in campo.</p>
<p><span id="more-5005"></span></p>
<p>Queste indicazioni furono inserite nelle linee guida per i webmaster, <a href="http://support.google.com/webmasters/bin/answer.py?hl=it&#038;answer=66736">dove si legge che</a>:</p>
<p><em>&#8220;Acquistare o vendere link per aumentare il PageRank è una pratica che vìola le Istruzioni per i webmaster di Google e può influire negativamente sul ranking di un sito nei risultati di ricerca&#8221;</em> e ancora <em>&#8220;Google cerca in ogni modo di escludere i link volti a manipolare i risultati dei motori di ricerca, quali gli scambi eccessivi di link e i link acquistati per aumentare il PageRank&#8221;</em>.</p>
<p>Assurdo dunque che sia proprio Google a comprare link, per spingere <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/chrome/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con chrome">Chrome</a> nelle SERP.</p>
<p>Assurdo anche perché il trend attuale di Chrome lo porterebbe comunque a <a href="http://www.businessinsider.com/google-chrome-market-share-2011-2012">superare Internet Explorer già entro quest&#8217;anno</a>, anche senza l&#8217;ausilio di ridicole tecniche come quella di acquistare link dentro post sponsorizzati.</p>
<p>Eppure c&#8217;è chi <a href="http://www.seobook.com/post-sponsored-google">si è accorto</a> &#8211; e ha <a href="http://searchengineland.com/googles-jaw-dropping-sponsored-post-campaign-for-chrome-106348">ben documentato</a> &#8211; dell&#8217;esistenza di diverse centinaia di articoletti riguardanti Chrome, e con all&#8217;interno la scritta “<a href="http://www.google.com/search?q=%22This+post+is+sponsored+by+Google%22">This post is sponsored by Google</a>”.</p>
<p>I post sponsorizzati fanno parte di una campagna concordata da Google con <a href="http://www.essencedigital.com/">Essence Digital</a> e poi gestita da <a href="http://www.unrulymedia.com/">Unruly Media</a>, società che si occupa di &#8220;<a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a> video advertising&#8221; e quindi di &#8220;seminare&#8221; video sponsorizzati &#8211; nel caso specifico questo, embeddato però nel player di Unruly -</p>
<p><center></p>
<p></center></p>
<p>all&#8217;interno di siti e blog. </p>
<p>Probabilmente webmaster e blogger non sono stati ben istruiti, probabilmente alcuni non sapevano che se si mette un link dentro un post sponsorizzato è d&#8217;obbligo, secondo le sacre regole di Google, che sia sterilizzato con l&#8217;attributo rel=&#8221;nofollow&#8221;. Sta di fatto che ormai la frittata è fatta.</p>
<p>Anzi è rifatta, visto che già 2 anni fa <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2009/02/google-compra-link-in-giappone.html">Google fu pizzicata ad acquistare link in Giappone</a>, e in quel caso <a href="http://searchengineland.com/11-months-later-google-removes-google-japans-pagerank-penalty-33332">si autopenalizzò</a> (!) per tutto l&#8217;anno, abbassandosi il PageRank da 9 a 5.</p>
<p>Quali saranno, questa volta, i provvedimenti che Google deciderà di adottare?</p>
<p>Anche in questo caso, Google ha deciso di autopenalizzarsi.</p>
<p>A rigor di logica, avrebbe dovuto far sparire dalle SERP certi contenuti non proprio &#8220;spontanei&#8221; e comunque di scarsissima qualità, visto che quello è uno dei principali obiettivi nel mirino del Panda.</p>
<p>In realtà Google ha fatto molto di più. <a href="http://searchengineland.com/google-chrome-page-will-have-pagerank-reduced-due-to-sponsored-posts-106551">Questa infatti la dichiarazione</a> inviata da Mountain View a Danny Sullivan di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/search/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con search">Search</a> Engine Land:</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo indagato e stiamo agendo manualmente per far retrocedere [nelle SERP] www.google.com/chrome e abbassare il PageRank del sito per un periodo di almeno 60 giorni. </em></p>
<p>Ci sforziamo di far rispettare costantemente le nostre linee guida per i Webmaster, al fine di fornire migliori risultati per gli utenti.</p>
<p>Anche se Google non ha autorizzato questa campagna, e non riscontriamo altre violazioni alle nostre linee guida, crediamo che Google debba adottare standard più elevati, e pertanto abbiamo applicato contro di noi azioni più dure rispetto a quelle che applichiamo normalmente ad un tipico sito web.&#8221; </p>
<p>Per concludere, ritengo che Google dovrebbe semplicemente accontentarsi degli auto-annunci pubblicitari presenti nel motore di ricerca &#8211; e che provano in tutti i modi di farti passare a Chrome &#8211; evitando di utilizzare altri strumenti che ha dimostrato di non essere in grado di saper ben maneggiare.</p>
<p>Se cerchi &#8220;browser&#8221;,</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/chrome-browser.png" /></p>
<p>&#8220;browser più veloce&#8221;</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/chrome-browser-piu-veloce.png" /></p>
<p>o &#8220;miglior browser&#8221;</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2012/01/chrome-miglior-browser.png" /></p>
<p>ecco cosa compare nelle SERP.</p>
<p>Fossi in loro, mi accontenterei e cercherei di essere un pochino meno evil. Almeno per questa volta.</p>
<hr />
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</div>
<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/tagliaerbe/~4/YglvX6Kfzfk" height="1" width="1" /></p>
<p>See the article here:<br />
<a target="_blank" href="http://feedproxy.google.com/~r/tagliaerbe/~3/YglvX6Kfzfk/google-compra-link-chrome.html" title="Google compra link… per Chrome?">Google compra link… per Chrome?</a></p>

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		</item>
		<item>
		<title>“Il blog è morto” (ma fra 3 giorni risorge)</title>
		<link>http://www.webmarketing-ecommerce.net/%e2%80%9cil-blog-e-morto%e2%80%9d-ma-fra-3-giorni-risorge/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 23:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darmoweGryK5</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[araba-fenice]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[space]]></category>
		<category><![CDATA[thomas-baekdal]]></category>

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		<description><![CDATA[ Insieme alle previsioni di varia natura, noto che negli ultimi giorni anni dell&#8217;anno si ama parlare anche di (presunte) morti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/12/blog-morto.jpg" alt="Nascita e morte dei blog" /></p>
<p>Insieme alle previsioni di varia natura, noto che negli ultimi giorni anni dell&#8217;anno si ama parlare anche di (presunte) morti.</p>
<p><span id="more-4999"></span></p>
<p>Dopo la <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/seo-morta.html">morte della SEO</a>, ecco che negli ultimi giorni è (ri)emersa quella dei blog: e non è che si parli proprio di morte, quanto di una fase che precede il <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2011/12/29/risorgiblog/">risorgimento</a>, previsto da molti per il 2012.</p>
<p>Io credo semplicemente che ad essere morta, e ormai da anni, sia la moda di avere un blog, che era quasi d&#8217;obbligo nell&#8217;era pre-<a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a>. </p>
<p>Intendo dire che nel momento in cui metti in mano alla popolazione una connessione flat &#8211; le ADSL iniziarono a diffondersi in Italia nel 2001 &#8211; ecco che si passa dalla fase <em>&#8220;mi collego &#8211; scarico l&#8217;email &#8211; spengo il modem per leggerla con calma e non spendere soldi&#8221;</em> a quella del <em>&#8220;sto connesso h24 e scarico l&#8217;impossibile&#8221;</em>.</p>
<p>E dopo l&#8217;euforia da download qualcuno inizia anche ad uploadare cose sue, ovvero inizia a produrre qualcosa per il web.</p>
<p>Eccoci dunque nell&#8217;era del <em>&#8220;me too&#8221;</em>, nome che <a href="http://www.baekdal.com/analysis/market-of-information">Thomas Baekdal</a> diede all&#8217;era dell&#8217;esplosione dei blog, che ebbe il suo picco nel 2007 (vedi l&#8217;immagine qui sopra).</p>
<p>Ma poi che successe?</p>
<p>Successe che ha partire dal 2008 &#8211; non che i 2 social siano nati in quell&#8217;anno, sia chiaro, ma il 2008 fu l&#8217;anno del boom &#8211; <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/facebook/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con facebook">Facebook</a> (molto) e Twitter (molto meno) fornirono alla massa strumenti di comunicazione più semplici e meno tecnici, più rilassati e meno impegnati, in grado comunque di soddisfare le esigenze &#8211; e spesso l&#8217;ego &#8211; della stragrande maggioranza delle persone.</p>
<p>Da qui la migrazione verso i social e l&#8217;abbandono dei blog, nonché l&#8217;approdo in Facebook di milioni di persone che identificano <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a> con il giardino recintato di Zuckerberg (e che non hanno mai scritto/letto un blog).</p>
<p>E perché dunque, nel 2012, dovrebbero risorgere i blog, come l&#8217;Araba Fenice?</p>
<p>Jason Calacanis, che è fra quelli che di recente hanno affermato che il <em>&#8220;<a href="http://www.readwriteweb.com/archives/redux_jason_calacanis_blogging_is_dead_why_stupid_people.php">blogging is dead and stupid people shouldn&#8217;t write</a>&#8220;</em>, ha detto anche che il Web 3.0 sarà l&#8217;<em>&#8220;Age of Expertise&#8221;</em>.</p>
<p>In buona sostanza, se al blogger 2.0 bastava saper scrivere, il blogger 3.0 dovrà essere uno scrittore e un esperto.</p>
<p>Molti blogger di vecchio stampo continueranno a scrivere contenuti poco interessanti, alimentando il rumore di fondo. E rimarranno al palo.</p>
<p>Gli esperti invece, producendo contenuti di qualità, unici e interessanti &#8211; secondo Calacanis, anche nel formato video &#8211; faranno il botto: <em>&#8220;experts will inherit the <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/space/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con space">space</a>&#8221;</em>.</p>
<p>Se dunque sei un blogger, se conosci a fondo un tema, se hai tenuto duro fino ad ora, è giunta l&#8217;ora di raccogliere i frutti seminati e coltivati con duri anni di lavoro e sacrifici: fra 12 mesi tireremo le somme <img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":-)" class="wp-smiley" />  </p>
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<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/tagliaerbe/~4/_yNFR-Af5KY" height="1" width="1" /></p>
<p>Read the original here:<br />
<a target="_blank" href="http://feedproxy.google.com/~r/tagliaerbe/~3/_yNFR-Af5KY/blog-morto.html" title="“Il blog è morto” (ma fra 3 giorni risorge)">“Il blog è morto” (ma fra 3 giorni risorge)</a></p>

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		<title>Come bloggare meglio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carychoazylic</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[pezzo-originale]]></category>
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		<description><![CDATA[ Visto che ultimamente si parla tanto di blog col bollino blu ho recuperato un bel post che Dan Frommer &#8211; giornalista e reporter americano di Forbes.com e Business Insider &#8211; ha scritto nei giorni scorsi, e che illustra i suoi 10 steps to better blogging . Personalmente mi ritrovo molto di più in questi &#8220;10 passi&#8221; che nelle tante fumose proposte emerse negli ultimi giorni&#8230; 1]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/12/bloggare-meglio.jpg" alt="Costruire un blog migliore" /></p>
<p>Visto che ultimamente si parla tanto di <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/12/blog-bollino-blu.html">blog col bollino blu</a> ho recuperato un bel post che Dan Frommer &#8211; giornalista e reporter americano di Forbes.com e <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/business/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con business">Business</a> Insider &#8211; ha scritto nei giorni scorsi, e che illustra i suoi <a href="http://www.splatf.com/2011/12/better-blogging/"><em>10 steps to better blogging</em></a>.</p>
<p><span id="more-4979"></span></p>
<p>Personalmente mi ritrovo molto di più in questi &#8220;10 passi&#8221; che nelle tante fumose proposte emerse negli ultimi giorni&#8230; </p>
<p><strong>1. Per prima cosa, precisione sui fatti e attenzione ai dettagli</strong>. Questo è il miglior modo &#8211; e quello più semplice &#8211; per costruire e mantenere la fiducia sul lungo termine. Se ha scritto qualcosa di sbagliato, correggi e ammetti l&#8217;errore. Se hai espresso un parere o fatto una previsione errata, impara la lezione e spiega come e perché hai sbagliato.</p>
<p><strong>2. Scrivi il sito che vorresti leggere</strong>. Ovvero un sito che abbia articoli della lunghezza, frequenza, stile, lessico, atteggiamento, umorismo che piace a te. Non pubblicare nulla di cui non vai orgoglioso. Sii te stesso.</p>
<p><strong>3. Sii più scettico</strong>. Aziende e persone non hanno alcun interesse a raccontare tutti i lati della storia, ma solo il loro punto di vista. Spesso questo punto è imperfetto, infondato, non corretto. Lascia che siano gli altri ad essere così ingenui da sembrare sciocchi: metti sempre tutto in discussione (senza però lasciarti andare a teorie cospirazioniste). </p>
<p><strong>4. Attribuisci correttamente</strong> &#8211; nel modo in cui vorresti che ti fosse attribuito. Metti nomi e link ben in evidenza, non plagiare mai. E&#8217; giusto quotare o parafrasare la parte di un articolo per rafforzare il tuo punto di vista, ma l&#8217;obiettivo deve essere sempre quello di mandare i lettori al pezzo originale, in modo che possano leggerlo interamente. Mira a diventare il più grande referrer di traffico esistente sul web &#8211; che non è solamente una buona politica, ma anche un grande asset dal punto di vista del business.</p>
<p><strong>5. Contestualizza</strong>. Non dare per scontato che i lettori sappiano di cosa stai parlando, soprattutto se il tema è tecnico o poco chiaro. Ciò non significa che è necessario scrivere 5 paragrafi per chiarire ogni punto di ogni singola <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/news/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con News">news</a>, ma almeno fai in modo che ci sia una buona spiegazione ad un click di distanza.</p>
<p><strong>6. Sii critico, ma non ingiusto</strong>. Se nella vita non sei uno stronzo, non esserlo nemmeno su <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a> (a meno che non sia divertente, ovviamente).</p>
<p><strong>7. Presta attenzione a come scrivi</strong>. Non fare errori di ortografia. Scrivi in modo chiaro. Evita termini troppo gergali o comprensibili solo a certe categorie. Impara ad usare gli apostrofi. Tutto ciò fa parte della qualità.</p>
<p><strong>8. Presta attenzione al design</strong>. Non rendere il tuo sito più complicato di quanto dovrebbe essere. Un concetto che vale anche per il copywriting, è quello che le cose si possono migliorare eliminando. Ciò non significa che non si devono inserire foto e illustrazioni, ma assicurati solo che queste migliorino l&#8217;<em>experience</em> dell&#8217;utente. Cerca di mantere i tempi di caricamento delle tue pagine molto bassi, e ricorda che molti lettori potrebbero utilizzare dispositivi mobili (e connessioni lente) per accedere al tuo sito.</p>
<p><strong>9. Non essere la decima persona che scrive la stessa cosa</strong>. Scrivi qualcosa che tutti vorrebbero aver pensato. Ci vorrà tempo, sarà difficile, ma ne varrà la pena. Se qualcuno ti batte sul tempo, linkalo &#8211; e vedrai che probabilmente ti linkerà a sua volta.</p>
<p><strong>10. Sperimenta cosa nuove, sempre</strong>. Specialmente se queste sono al di fuori dell&#8217;ambito nel quale abitualmente ti muovi. Internet non è come il Time degli anni &#8217;80: una storia può essere una immagine, un grafico, un lungo saggio, un elenco numerato, o anche 140 caratteri. Misura i risultati dei tuoi esperimenti, e tienine conto per il futuro.</p>
<hr />
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<p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/tagliaerbe/~4/3LzBO_NBcfY" height="1" width="1" /></p>
<p>The rest is here:<br />
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		<title>Diventa Imprenditore Di Te Stesso: La Storia Di Robin Good &#8211; Parte 3</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reopypergeWer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Se hai dato un'occhiata alla Parte 1 ed alla Parte 2 della storia di Robin, avrai già capito che diventare imprenditore di te stesso non è facile. Servono costanza, determinazione e non bisogna mai abbattersi davanti agli ostacoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Se hai dato un&#8217;occhiata alla Parte 1 ed alla Parte 2 della storia di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/robin/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con robin">Robin</a>, avrai già capito che diventare imprenditore di te stesso non è facile. Servono costanza, determinazione e non bisogna mai abbattersi davanti agli ostacoli</p>
<p><span id="more-4967"></span></p>
<p>More here:<br />
<a target="_blank" href="http://www.masternewmedia.org/it/diventa-imprenditore-di-te-stesso-storia-robingood-3" title="Diventa Imprenditore Di Te Stesso: La Storia Di Robin Good - Parte 3">Diventa Imprenditore Di Te Stesso: La Storia Di Robin Good &#8211; Parte 3</a></p>

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		<title>Come evitare il calo della fedeltà al brand?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 23:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>accordwah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Fra il 2006 e il 2010, la brand loyalty (fedeltà nei confronti dei brand) è fortemente diminuita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Fra il 2006 e il 2010, la <em>brand loyalty</em> (fedeltà nei confronti dei brand) è fortemente diminuita. Durante questo lasso di tempo sempre meno consumatori hanno ammesso che <em>&#8220;possedere il miglior brand è importante per me&#8221;</em>.</p>
<p><span id="more-4931"></span></p>
<p>Come si è arrivati a questa situazione? La ragione principale è che la recessione ha imposto altre priorità, che portano lontano dai brand e vicino ai prezzi bassi.</p>
<p>Ma la brand loyalty, la propensione a riacquistare prodotti/servizi della stessa marca, non è necessariamente legata a qualcosa d&#8217;elite, o di alto prezzo. L&#8217;instabilità economica può, ad esempio, far emergere brand che operano su fasce di prezzo più basse (come Wal-Mart, la scarte Payless o i negozi 99-cent). </p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/11/brand-loyalty.png" alt="Brand Loyalty Attitudes Are Declining" /></p>
<p><strong>La tecnologia erode la Brand Loyalty</strong></p>
<p>Condizioni economiche a parte, c&#8217;è un colpevole che causa il declino della brand loyalty: la rapida innovazione nel campo della tecnologia ha offerto ai clienti nuovi strumenti per scoprire, confrontare, valutare, scegliere e sperimentare i brand. Ad esempio, l&#8217;applicazione per smartphone ShopSavvy consente di espandere letteralmente le scelte di chi compra offrendo all&#8217;utilizzatore prodotti alternativi (corredati da recensioni e punti vendita geolocalizzati). Gli utenti di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/amazon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con amazon">Amazon</a> sono più fidelizzati al &#8220;canale&#8221; &#8211; ovvero <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/amazon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con amazon">Amazon</a> &#8211; piuttosto che ai prodotti che si possono acquistare sul sito stesso. E infine siti come Bizrate, Google Products o Expedia offrono agli acquirenti strumenti di comparazione che fanno aumentare la probabilità di trovare nuovi brand o affari migliori da qualche altra parte.</p>
<p>Grazie a queste tecnologie, i clienti diventano sempre più indipendenti dai brand: le <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/statistiche/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con statistiche">statistiche</a> mostrano che più un consumatore è <em>technology-optimistic</em>, meno è fedele al brand. Il technology-optimistic è solitamente una persona con reddito alto, che ha adottato prima di altri nuovi prodotti tecnologici (come gli smartphone), nuovi canali distributivi (come le app) e nuovi sistemi di promozione (come Groupon). Siccome ai technology-optimistic piace possedere le ultime novità tecnologiche, sono più propensi a passare a nuovi marchi per il forte desiderio di essere sempre all&#8217;avanguardia.</p>
<p>La correlazione fra <em>technology optimism</em> e minore brand loyalty è cresciuta in modo pronunciato negli ultimi 5 anni, e quasi ogni azienda presente sul web può notare che i &#8220;clienti digitali&#8221; sono oggi meno fedeli ai brand che hanno già acquistato in precedenza.</p>
<p><strong>Come ristabilire la Brand Loyalty?</strong></p>
<p>Se questa tipologia di utenti non è più fedele ai brand, cosa possono fare le aziende? La risposta è quella di responsabilizzare i consumatori attraverso tecnologie che possano rinforzare il brand, piuttosto che eroderlo.</p>
<p>Facciamo un esempio. Immaginiamo che la dirigenza di The Gap voglia rafforzare la brand loyalty. Potrebbero inventarsi qualcosa che unisca:</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/11/brand-loyalty-strategy.jpg" alt="Ipotesi di strategia per ristabilire la Brand Loyalty" /></p>
<p><strong>Brand</strong>. The Gap potrebbe fare co-<a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/branding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con branding">branding</a> con un <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> brand, come <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/project/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con project">Project</a> Runway, magari creando una partnership per un design contest.</p>
<p><strong>Simulazione</strong>. The Gap e Project Runway, per il contest, potrebbero appoggiarsi alla piattaforma di Xbox Live e Kinect. Un&#8217;idea potrebbe essere quella di mettere 2 gruppi di amici a confronto che si sfidano nel disegnare, virtualmente, la collezione autunno-inverno di The Gap. I vestiti potrebbero poi essere prodotti realmente, sulla base del gioco, sfruttando la leva della personalizzazione completa del capo (che è vista come il futuro nel campo dell&#8217;abbigliamento).</p>
<p><strong>Prodotto</strong>. Concludendo, i fan di Project Runway non vogliono solo giocare, ma vogliono poter acquistare i vestiti che han creato col gioco. La personalizzazione permetterebbe a The Gap di vendere abbigliamento reale, fatto in base ai gusti del singolo acquirente. E i clienti finali potrebbero acquistare uno qualunque dei capi emersi dal contest, orientandosi con maggiori probabilità verso il design vincente.</p>
<p><strong>L&#8217;azienda dovrebbe &#8220;think different&#8221;</strong></p>
<p>Creare una <em>experience</em> attorno ad un prodotto digitale è estremamente difficile. Sono richieste nuove partnership (come l&#8217;esempio di Project Runway), nuove tecnologie (come la personalizzazione dei capi) e nuove piattaforme (come Xbox). Eppure aziende come The Gap dovrebbero rendersi conto che senza iniziative del genere si è molto più vulnerabili al declino della brand loyalty.</p>
<p>Se c&#8217;è una mossa che i dirigenti di ogni settore possono fare per evitare questo problema è assumere persone che comprendano a fondo il digitale. <em>&#8220;Abbiamo un guru dell&#8217;iPad&#8221;</em> è un ritornello comune che oggi si sente pronunciare in tante aziende. E&#8217; un inizio, ma non tiene conto che il numero e della varietà dei dispositivi presenti sul mercato è in continua espansione.</p>
<p>Assumi nuovi talenti in grado di individuare le migliori opportunità sui vari dispositivi digitali (console di gioco, smartphone, tablet, ereader, <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a> TV): questi device stanno inondando il mercato, e i prodotti/servizi dovranno necessariamente seguirne l&#8217;onda.  </p>
<p><small>Liberamente tradotto da <em><a href="http://mashable.com/2011/10/28/brand-loyalty-digital/">How Brands Can Maintain Loyalty Among Fickle Digital Consumers</a></em>, di JP Gownder.</small></p>
<hr />
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		<title>Quando esploderà la pubblicità online? Forse mai</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 23:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hardisamsoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ E&#8217; tempo di affrontare la realtà e di ammettere che Internet, come strumento di branding, fa schifo. So che questa affermazione può sembrare irritante, ma inizio a credere che Internet non sia il media giusto, allo stato attuale, per sviluppare un brand]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/11/advertising-online-soldi.jpg" alt="Soldi nella pubblicità online" /></p>
<p>E&#8217; tempo di affrontare la realtà e di ammettere che <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">Internet</a>, come strumento di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/branding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con branding">branding</a>, fa schifo. So che questa affermazione può sembrare irritante, ma inizio a credere che Internet non sia il <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> giusto, allo stato attuale, per sviluppare un brand. Fidatevi, il <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/business/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con business">business</a> non potrà esplodere se i soldi che girano in TV non inizieranno a spostarsi <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/online/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con online">online</a>, e sembra che la pubblicità sul web sia destinata a divenire da un lato il più grande media della storia basato sulla <em>direct response</em>, e dall&#8217;altro la più grande delusione possibile per chi fa branding. E ciò non dovrebbe sorprendere nessuno.</p>
<p><span id="more-4928"></span></p>
<p>Una delle prime cose che si imparano nel <em>media buying</em> e nel <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/marketing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marketing">marketing</a> è che ogni singolo media ha la sua <em>value proposition</em>, i suoi obiettivi e i suoi valori, che rendono ogni mezzo di comunicazione diversamente efficace nelle varie aree del marketing. Gli spot televisivi aiutano il brand a creare un impatto emotivo nei confronti del pubblico, mentre le riviste sono l&#8217;ambiente ideale per le immagini e fotografie di grandi formati. Direct response marketing, direct mail, directory advertising (=Pagine Gialle) e telemarketing sono invece strumenti utili a generare l&#8217;immediata richiesta di un prodotto o servizio. E&#8217; vero che molti di questi mezzi sono efficaci su entrambi i livelli ma ogni media, solitamente, eccelle in una sola disciplina.</p>
<p>In questo scenario, che ruolo occupa il marketing online? Sappiamo che è uno strumento fantastico per la <em>direct response</em>. Google AdWords ha rimpiazzato le Pagine Gialle e la <em>lead generation</em> si è spostata da direct mail e telemarketing ai banner e all&#8217;email. L&#8217;online ha decimato i vecchi media nell&#8217;ambito della <em>direct response</em>.</p>
<p>Ma perché non accade la stessa cosa quando si parla della creazione/costruzione di un marchio, ovvero di <em>brand building</em>? La risposta è che gli attuali formati pubblicitari online sono totalmente inefficaci rispetto a quelli TV, perlomeno quando si tratta di creare una connessione emotiva col pubblico. E se non sono così efficaci, perché dovrebbero riuscire a togliere i soldi dei brand dalla TV? I soldi dovrebbero spostarsi solo perché le persone passano più tempo online?</p>
<p>In un <a href="http://adage.com/article/global-news/marketers-spend-social-media-wfa/149567/">recente studio</a> condotto da World Federation of Advertisers e Millward Brown è emerso che la maggior parte dei marketer prevede di investire di più sui <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a> media, anche se solo il 23% pensa che ciò sia efficace. Se questa è la verità, e credo lo sia, significa che gli investimenti sull&#8217;online non cresceranno ancora per molto. Gli investimenti pubblicitari sono un &#8220;gioco a somma zero&#8221;, e la TV ha ancora un sacco di spazi da poter vendere. La logica del &#8220;seguire dove si sposta l&#8217;utente&#8221; è un argomento troppo debole per riuscire a spostare online budget significativi.</p>
<p>Ma cosa può fare chi opera online per invertire la tendenza? Innanzitutto partire dall&#8217;idea che Internet è efficace per fare <em>brand building</em>, a causa dei bassi costi degli spazi pubblicitari. Se un brand del settore CPG (Consumer Packaged Goods) vuole integrare una campagna pubblicitaria puntando ad un target mirato e specifico, gli annunci display hanno un&#8217;ottima efficacia. </p>
<p>Un&#8217;altro vantaggio dell&#8217;online è quello delle potenziali interazioni, che i marketer possono sfruttare per creare una connessione con gli utenti. Questo è un vantaggio competitivo che va sfruttato, anche se rimane piccolo quando comparato all&#8217;impatto di uno spot televisivo. Gli annunci pubblicitari online non riescono ancora ad avvicinarsi ad uno spot TV da 30 secondi, nel quale il brand riesce a trasmettere un messaggio e a generare una risposta emotiva. Se gli editori online vogliono competere con la TV per questi budget, devono concentrarsi sul migliorare i formati pubblicitari, rendendoli più grandi, più interattivi e più coinvolgenti. E inoltre devono diminuire il numero di annunci su ogni singola pagina, aumentando il valore per ogni singola impression dell&#8217;inserzionista (vedi ad esempio il <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/05/aol-project-devil.html">Project Devil di Aol</a>).</p>
<p>La verità è che ad oggi non c&#8217;è ancora un mezzo pubblicitario efficace sia dal punto di vista del branding che di quello della <em>direct response</em>, nemmeno online. I soldi dei brand si sposteranno online quando Internet e la TV si uniranno e gli spot da 30 secondi saranno disponibili sul web. Ma quando succederà parleremo ancora di pubblicità online, o di una versione &#8220;leggermente migliorata&#8221; della TV? </p>
<p><small>Liberamente tradotto da <em><a href="http://adage.com/article/digitalnext/brand-dollars-move-online/230622/">When Will Brand Dollars Move Online? Maybe Never.</a></em>, di Alan Pearlstein.</small></p>
<hr />
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<p>Read the original here:<br />
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		<title>La carta salverà il web (e viceversa)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Seiveswallili</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affiliazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[beatles-erano]]></category>
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		<description><![CDATA[ La carta è morta. Chi mi conosce sa bene che lo predico da anni, e quindi ti potrà sembrare assai strano leggere su questo blog un titolo che dice invece che la carta salverà il web: come può il vecchio moribondo salvare il giovane emergente? come può l&#8217;anziano agonizzante salvare il nuovo (&#8220;che avanza&#8221;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><img src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2011/11/carta-web.jpg" alt="Carta vs. Web" /></p>
<p>La carta è morta.</p>
<p>Chi mi conosce sa bene che lo predico da anni, e quindi ti potrà sembrare assai strano leggere su questo blog un titolo che dice invece che la carta salverà il web: come può il vecchio moribondo salvare il giovane emergente? come può l&#8217;anziano agonizzante salvare il nuovo (&#8220;che avanza&#8221;)?</p>
<p><span id="more-4907"></span></p>
<p>Inizio con una precisazione: quando dico <em>&#8220;la carta è morta&#8221;</em>, intendo dire che oggi non investirei un euro per lanciare un progetto editoriale su carta. Detto molto schiettamente: non avrei mai, e dico MAI lanciato Wired in Italia. Su carta. Nel 2009.</p>
<p>Al contrario l&#8217;edizione <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/usa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con usa">USA</a> di Wired ha ancora il suo senso (vedremo ancora per quanto&#8230;) perché è nata nel 1993, nell&#8217;era pre-<a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con internet">internet</a>-di-massa, quando la fame di informazioni tecnologiche veniva saziata al di fuori della Rete.</p>
<p>La carta si sta sgonfiando, ma il foro che ha bucato il canotto è quello di uno spillo. Sta perdendo quote di mercato &#8211; e pubblicitarie &#8211; lentamente, qualche punto percentuale all&#8217;anno, non un tracollo dall&#8217;oggi al domani.</p>
<p>Il piccolo foro non diventerà dunque uno squarcio nell&#8217;arco di una stagione. Ci sarà il tempo per una transizione morbida, se questa verrà ben gestita.</p>
<p>Infatti credo che la carta possa aiutare il web su 2 versanti:</p>
<p>Sul <strong>lato commerciale</strong>, i venditori del grande mondo cartaceo hanno intessuto per anni una fitta rete di rapporti e relazioni con aziende di tutte le dimensioni, dalle multinazionali al negozietto sotto casa. Nel web molte realtà editorali hanno invece una età <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> ancora troppo giovane, che non permette loro di sedersi a certi tavoli e raggiungere certi budget. A questo si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza degli editori web è di dimensioni microscopiche (se non formata da veri e propri <em>one man show</em>), cosa che riduce di parecchio la possibilità di dotarsi di una adeguata forza vendita: si preferisce optare per soluzioni &#8220;self service&#8221;, come Google AdSense e <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/affiliazioni/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Affiliazioni">affiliazioni</a> di vario tipo, piuttosto che strutturarsi per vendere pubblicità direttamente.</p>
<p>Ma il punto sul quale ti invito a riflettere più profondamente è il <strong>lato utenti</strong>: ci sono quotidiani (e settimanali), anche locali, che fanno parte da anni della vita di migliaia e migliaia di lettori. Persone che amano quel brand, e che spendono quotidianamente soldi per leggerlo. E&#8217; vero, molte di queste persone non hanno una età &#8220;da Internet&#8221;, ma magari con un device giusto possono accostarsi alla Rete. Il tablet potrebbe diventare il <em>trait d&#8217;union</em> fra carta e web (ed ecco uno dei motivi per cui <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/10/editoria-tablet.html">il tablet è tanto amato dagli editori</a>).</p>
<p>In altre parole: in prospettiva, la carta potrebbe travasare sul web &#8211; tablet inclusi &#8211; tantissimi lettori. Piuttosto che lasciarli scappare in ordine sparso verso <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/social/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con social">social</a> e aggregatori di dubbia qualità, una transazione ben gestita sarebbe in grado di mantenere utenti e revenue all&#8217;interno dello stesso brand (o dello stesso network di siti), cambiando in corsa il cavallo &#8211; dal foglio di cellulosa a quello fatto di bit.</p>
<p>Questa lunga premessa per dire che &#8220;benedico&#8221; l&#8217;accordo raggiunto fra <a href="http://www.agi.it/repository/struttura-sito/subhp-borsa/flusso-italia/notizie/201111031512-fta-rt10171-monrif_net_acquisisce_quota_del_20_di_hardware_upgrade">Monrif Net e Hardware Upgrade</a> (azienda per la quale presto consulenza da alcuni anni). Monrif è uno storico gruppo editoriale bolognese, Hardware Upgrade una storica realtà web del varesotto: enormemente distanti come storia e modello di <a href="http://www.webmarketing-ecommerce.net/tag/business/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con business">business</a>, ma ora uniti in un cammino dove ognuno dei 2 soggetti porterà all&#8217;altro le proprie competenze, esperienze e know-how.</p>
<p>Come disse Steve Jobs, <em>“Il mio modello erano i Beatles. Erano quattro ragazzi che tenevano sotto controllo le rispettive tendenze negative e si bilanciavano a vicenda. E il totale era più grande della somma delle parti”</em>. Speriamo vada proprio così.</p>
<hr />
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<p>See the article here:<br />
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