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Posts Tagged ‘internet’

Apple Vs Flash Vs H264: Encoding Video Online E La Guerra Dei Formati – Infografica

8 settembre 2010 Juliafedrsts Nessun commento


Se hai sentito le notizie ultimamente , dovresti sapere che sta scoppiando una nuova guerra tra tecnologie e questa volta le due principali parti in lotta sono Apple e Adobe, proprietaria del quasi-onnipresente Flash, la tecnologia video usata in tutto il Web per riprodurre videoclip. Il problema principale è che Apple non vuole supportare Flash per riprodurre i video sui suoi dispositivi

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Lettera aperta agli imprenditori italiani

6 settembre 2010 Linsauton Nessun commento

Massimo Ciociola

Approfitto dell’opportunità di Davide e di TagliaBlog per riprendere un tema già affrontato in rete nei giorni passati. Peraltro con un post apposito di Fausto Boni, Partner di 360 Capital Partner, uno dei Top VC europei, che trovate qui. All’epoca i ragazzi di @mashape sembravano condividere il tema “Go West? Not always a good idea”, per di più dopo aver pubblicamente , durante la trasmissione IO REPORTER di @marcomontemagno dichiarato: “A tutti coloro i quali hanno una propria idea e vogliono lanciare la propria startup in Italia: prendete un aereo e volate a san Francisco come abbiamo fatto noi. Il video è disponibile qui (minuto 21:10).

Bene, parto da questo spunto.

Il messaggio dato, per di più, in televisione dai ragazzi di mashape non è un messaggio “sano” né utile agli altri, è poco corretto da italiani comunicare in questo preciso momento economico il messaggio Lasciate perdere l’Italia e volate negli USA, per di più se a farlo è un ragazzo di 19 anni che ha iniziato a misurarsi sul mercato dalla tenera età di 17.

Non ne faccio una questione di età, di longevità, ma una questione di maturità e di responsabilità che, non me ne voglia nessuno, ma a 19 anni non puoi avere. Io ne ho 33, ho una figlia di quasi 10 anni e a 19 anni quando anche io ho mosso i primi passi nel mondo online ero pieno di adrenalina ma evidentemente anche molto immaturo. Le ho pagate tutte le mie immaturità.

Non sto a parlare di cosa ho fatto 12 anni fa, con la mia startup, suppongo sia noto, e poi non è difficile scoprirlo.
Però 12 anni fa l’Italia, la telefonia mobile, (quasi inesistente negli USA) furono il nostro trampolino di lancio, per un’espansione mondiale. Ho vissuto in 3 continenti diversi USA, Latin America, Europa, parlo 4 lingue, ho gestito 70 persone, e l’ho fatto partendo dall’Italia, il garage all’epoca era un benefit, la mia cameretta universitaria era il mio HQ. A Bologna.

Ho fatto un’esperienza incredibile in 12 anni, ma da italiano, con soci italiani, con un HQ in italia e con una mentalità italiana (del Sud aggiungo) che ho visto essere fortissima in tutto il mondo.

Sono rientrato in Italia dal 2009, vivo a Bologna, sono ripartito da qui per la mia nuova startup musiXmatch, esattamente a 250m da dove ero partito 12 anni fa con la mia prima, ho soci e investitori italiani, mi alzo ogni mattina, vado a correre nel mio parco e raggiungo in ufficio 4 soci/collaboratori con cui lavoro da 10 anni che ritengo i migliori a livello internazionale in quello che fanno.

Latitudine e Longitudine nella mia esperienza sono servite a poco, la lingua che ho parlato per la maggiore è stata l’italiano, ma conoscere spagnolo, inglese e francese mi ha aiutato tantissimo.
Ho avuto successo, ho avuto insuccessi, ho combattuto verso tanti che non credevano a quello che facevo ma ho avuto tanti al mio fianco, tutti italiani, gente tosta, e con loro siamo partiti alla conquista del mondo, aprendo sedi in ogni paese, basandoci sulle nostre idee, sulla nostra cultura e sul nostro modo instancabile di non cedere mai, già quello italiano.

In tutto questo tempo ho conosciuto tanta gente, imprenditori di ogni religione ed esperienza, veri e propri inventori, alcuni capaci di venderti un’idea irrealizzabile (ma finanziabile) altri fin troppo sinceri da ammettere che senza un aiuto economico non avrebbero mai potuto realizzare nulla (speculatori).

Quelli che più ho apprezzato però sono stati quelli che definisco “Global Enterpreneur”, ovvero quelli che volevano e che vogliono cambiare il mondo, migliorarlo, migliorare il modo di comunicare in rete, innovare al punto da cambiare le regole, cambiare il mondo insomma.

Rimanevo affascinato ad ascoltarli, altro che sogno nel cassetto il loro: svegliarsi e voler cambiare il mondo o la rete o le regole su cui questa si basa non è una banale ambizione, se solo hai il coraggio di dire che lo vuoi fare (cambiare il mondo) devi avere le palle (scusate).

Devi avere le palle (ri-scusate) perché poi la gente ti segue, aumentano i tuoi followers, devi gestire la tua ambizione, gestire le loro aspettative, perché poi se non lo fai o non ci riesci entri nel limbo di quelli che “ci hanno provato ma non ci sono riusciti” e lì sei fottuto. Marchiato a vita. Perdi followers di continuo.

Amo quindi ed apprezzo in particolar modo la gente con ambizioni, con adrenalina, con challenging ma ho imparato che:

1) Se stai zitto e crei un prodotto che usano tutti. Sei qualcuno.
2) Non conta quanti mq2 sia il tuo garage ma come disse il buon Steve “be hungry be foolish” cerca di essere sempre affamato ma altrettanto spensierato. Insomma non pensare ai soldi.

Il www è accessibile dal mondo intero, non solo da un garage, e da un garage posso accedere al mondo intero, non importa dove io sia geograficamente, ma cosa voglio comunicare, in che modo, in che lingua e attraverso quale prodotto.

In Italia manca questo focus e si procede diversamente: ho un’idea, o meglio un mashup di idee (all’inizio non ce l’hai mai chiara si sa…) la metto su ppt e vado a cercare i soldi, nel frattempo realizzo una demo e lancio online il progetto in un meta-italiano.

Mai che si guardi ad intercettare un problema, un’esigenza della rete, trovare veramente qualcosa che possa cambiare il modo di fare certe azioni in rete. MAI in Italia.

La naturale conseguenza è quella di vedere interfacce poverissime, GUI (Graphic Guide User Interface) orrende, inusabili, piene di 404 errors, in un fantomatico inglese (perché ricorda i film di Totò…).

Qualche mese fa ho ritenuto intelligentissimo oltre che interessantissimo un post fatto da Stefano Bernardi su segnalazione di Marco Magnacavallo (founder di Blogo) su come creare una startup/prodotto con solo 10,000€. Che serva di lezione a molti!
Leggetelo qui.

Marco ha centrato il tema: non servono soldi all’inizio, ma un prodotto che funzioni, che piaccia, che sia costato poco, che abbia degli Unique Visitors e stia per generare la famosa “J curve” dei ricavi. Dopodichè, con metriche alla mano, approcciare un VCs o un angels è cosa ben diversa.

Se sei bravo lo sei in qualsiasi posto del mondo in cui il tuo garage abbia sede, e se sei abbastanza intelligente capisci che vivere negli USA dove si registra la più bassa qualità di vita nei paesi civili, solo per coinvolgere qualcun altro a finanziare la tua idea, beh allora sei entrato dalla porta sbagliata.

A sentire i VCs e i vari angels (quei pochi angeli italiani immersi nel cloud…) arrivano nelle loro inbox migliaia di idee, molte solo su carta, i più audaci vanno con il loro commercialista a trovare i VCs e peraltro in giacca e cravatta (loro e il commercialista).

A sentire molti imprenditori, si viene spesso respinti in malo modo dai VCs.

C’è qualcosa di sbagliato alla fonte allora. Nell’imprenditore di questa industria.

Il Paese sta cambiando, lasciatevelo dire. Abbiamo VCs che twittano e bloggano: Gianluca Dettori, e Fausto Boni, direttori di giornali quali Wired come Riccardo Luna che ha candidato (è sua l’idea. E’ italiana) Internet a Premio Nobel per la Pace e che ha lanciato Italian Valley.

La Puglia, la mia terra, ha un nuovo evangelist sulla rete e sull’innovazione, si chiama Annibale D’Elia e crede nei “bollenti spiriti”…

Gli imprenditori stanno cambiando, ora si confrontano apertamente in rete raccontandoti le loro esperienze con i VCs.

Insomma, caro imprenditore e giovane start upper, se vuoi andartene via dall’Italia proprio ora che le cose cambiano e a soli 19 anni, beh vattene pure, vorremo sempre il meglio per te e ti considereremo sempre un fratello.

Ma al tuo primo insuccesso, quando ti rivedremo a Malpensa rientrare con un low cost da San Francisco, non aspettarti comprensione né sussidio.

Già, perché non hai fatto nulla per cambiare questo Paese, ti sei solo lamentato e te ne sei scappato.

Autore: Massimo Ciociola, per il TagliaBlog.


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Come Creare Un Negozio Online In Pochi Minuti Ed Iniziare A Vendere I Tuoi Prodotti Su Internet

6 settembre 2010 MCTanyaMsk Nessun commento

Se vuoi iniziare a vendere un prodotto fisico o digitale su Internet, adesso c’è un numero sempre maggiore di servizi che ti permette di creare in modo molto semplice un negozio online in pochi minuti. Ti basta impostare il prezzo dei prodotti e questi servizi si occuperanno di tutto ciò che riguarda i pagamenti e le transazioni.

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Come Creare Un Negozio Online In Pochi Minuti Ed Iniziare A Vendere I Tuoi Prodotti Su Internet

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Il TagliaBlog è mobile!

2 settembre 2010 FrectFuroWeer Nessun commento

Il TagliaBlog su iPhone, Android e BlackBerry

Durante lo scorso mese di Agosto mi sono prodigato ad utilizzare massicciamente il mio smartphone per navigare in Internet, toccando con mano le difficoltà e i limiti che incontra chi vuole informarsi online tramite uno schermo da 3,5 pollici.

Il “test” aveva un duplice scopo: da un lato misurare la fruibilità, lato utente mobile, di certi siti/blog/forum; dall’altro capire se e come si stanno muovendo i webmaster in tale direzione (anche alla luce delle statistiche di accesso ad un noto sito italiano che postai a fine luglio, nelle quali si legge un misero 1,16% di traffico da telefonini).

Non che il TagliaBlog possa mostrare di meglio: da inizio gennaio a fine giugno 2010, infatti, la percentuale degli accessi via mobile si è stampata sull’1,59%.

Ma ero fiducioso dell’equazione “estate=mobile”, e non sono stato smentito: a luglio ho registrato un 2,69%, e ad agosto addirittura un 3,75% (più del doppio rispetto al primo semestre dell’anno). Come mantenere, o meglio aumentare sensibilmente, questi numeri?

WPtouch, il mobile plugin

Nelle mie navigazioni estive via iPhone sui “soliti” blog anglofoni (che leggo abitualmente da postazione fissa), ho notato che praticamente tutti quelli basati su WordPress utilizzano un plugin che mostra una versione del sito ottimizzata per smartphone (a differenza di quelli italiani, dove il concetto di “sito ad hoc per il mobile” è ancora praticamente inesistente).

Il plugin in questione è WPtouch, del quale esiste sia la versione free che quella a pagamento.

In pratica WPtouch, una volta scaricato ed attivato, “trasforma” il tuo blog WordPress in qualcosa di molto simile ad un’app, migliorando notevolmente l’esperienza della navigazione via iPhone, Android e BlackBerry.

Con WPtouch installato viene mostrato un tema ad hoc, solo a chi digita il tuo URL via mobile, senza nessuna “interferenza” con il tema di base: le immagini vengono scalate, il testo presente nel post viene adattato e l’interfaccia guadagna parecchi punti a livello di usabilità.

Ma soprattutto, cosa estremamente importante per chi accede al web da telefonino, aumenta drasticamente la velocità di navigazione: grazie all’eliminazione di tutti i fronzoli ed al tema ultra ottimizzato, si arriva ad una velocità fino a 5 volte superiore rispetto a quella di un tema standard.

Non so se tutto ciò potrà portare le percentuali di traffico mobile del TagliaBlog a livelli di quelle di TechCrunch – dove quasi il 14% degli accessi arriva tramite quei device – però un tentativo voglio proprio farlo: puoi accedere a blog.tagliaerbe.com tramite il tuo smartphone e darmi un piccolo feedback? :-)


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Social Media: Chi Li Utilizza Di Più E Meglio? Le Università O Il Mondo Del Business?

1 settembre 2010 Little-Odofty Nessun commento

I college e le università del Nord America continuano ad aumentare l’adozione e l’utilizzo su larga scala dei social media, superando sia i brand di Fortune 500 e Inc 500 sul fronte blogging. Accanto l’utilizzo di questi strumenti per aumentare ed estendere la loro comunicazione globale riguardo l’insegnamento ed i servizi di supporto agli studenti, le istituzioni educative hanno trovato un utilizzo chiave dei social media per le loro campagne di marketing e per reclutare studenti.

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Social Media: Chi Li Utilizza Di Più E Meglio? Le Università O Il Mondo Del Business?

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Ha senso essere evangelist troppo “precoci”?

29 agosto 2010 Peacedim Nessun commento

Un Evangelist in azione

Il dizionario dice che il pioniere è “chi apre la via agli altri nell’esplorazione di nuove terre, nel progresso, nella scienza, nella diffusione di un’idea”.

Ai giorni nostri, e nell’ambito di internet, va più di moda il termine technology evangelist (o più semplicemente evangelist), per indicare una persona che cerca di costruire una massa critica a sostegno di una determinata tecnologia (o più spesso di un nuovo prodotto/servizio che vuole piazzare a terzi). E ovviamente esiste pure un evangelism marketing, forma avanzata del word of mouth marketing dove le aziende (molto rare quelle che ci riescono) cercano di fare in modo che i clienti si trasformino a loro volta in evangelist, in fan sfegatati che diffondono ovunque il “verbo” aziendale.

Ma nel business online, quanto senso ha essere pionieri, evangelist, o fra quelli che piantano per primi la bandierina in cima all’Everest? Probabilmente assai poco.

Parlando tempo fa con un amico, mi disse che stava studiando gli scritti di Peter Drucker, il quale (tra le tante perle di saggezza manageriale) pronunciò una frase che suonava più o meno così:

“Scoprire nuovi mercati è solo l’inizio, e si rischia di indottrinare la clientela a favore di un altro competitor… il quale arriva dopo ma sa fare le cose meglio di te.” Sono d’accordo praticamente su tutto, tranne che sul sa fare le cose meglio di te… e ora ti spiego il perché.

Quando aprii un nodo Internet nel 1995, impegnando tutti i miei risparmi e la mia (misera) liquidazione, i competitor non esistevano (o quasi).

Era però il mercato a non essere pronto: ricordo che correvo su e giù per la provincia di Varese ad installare modem 14.400 e a spiegare cosa era Internet, nelle case dei privati e nelle aziende. Andavo nelle scuole col mio (orrendo ma costosissimo) notebook e con una prolunga telefonica (grossa come un gomitolo di lana) a mostrare le incredibili potenzialità della Rete, anche se spesso (come si dice da noi) “era più la spesa che l’impresa”.

Quando arrivarono i competitor (tra i nomi di allora ricordo Video On Line e Italia On Line) non è vero che sapessero fare le cose meglio, piuttosto avevano mezzi (economici) pazzeschi: inondarono giornali e riviste di pubblicità e dischetti omaggio, e rubarono un po’ di utenti… ma non mi spazzarono via.

Perché non ci riuscirono? perché nemmeno per loro il mercato era pronto :-) Anche loro stavano contribuendo a diffondere il verbo, a evangelizzare, ma non potevano pensare di mangiarsi tutte le fette della torta, né di fare fatturati/utili pazzeschi. E infatti Video On Line, in pochi mesi, capottò: “Non stavo facendo del business, ma esplorando” pare abbia ammesso Nicola Grauso, il fondatore di VOL, qualche anno dopo.

Quando arrivò la vera mazzata? quando il mercato fu più maturo. E quando cambiò il modello di business.

Il merito (o la colpa?) fu di Tiscali, a inizio 2009, quando lanciò FreeNet (ammettiamolo, lo spot di allora era davvero bellissimo):

Il “free internet” segnò praticamente la fine per chi vendeva abbonamenti dial-up (che allora costavano 200-300.000 lire all’anno) e non si era strutturato per proporre servizi “a valore aggiunto”. Ma segnò anche l’inizio di una nuova era, quella che portò poi agli abbonamenti flat rate, e quindi all’ADSL.

Riassumendo: nella stragrande maggioranza dei casi il pioniere non fa il botto per demeriti suoi, perché non ha investito nell’attività sufficienti capitali o perché c’è qualcuno più bravo di lui.

Semplicemente non fa il botto perché è “un attimino” fuori tempo, perché a differenza di tutti gli altri ha intuito dove si andrà a parare ma non trova nessuno disposto a seguirlo. Oppure perché, nonostante l’ottima intuizione iniziale, non ha ben chiaro il business model, non riesce insomma a trovare il modo di monetizzare il suo bellissimo progetto.

Se a quel punto qualche acuto “osservatore esterno”, magari con parecchi soldi in tasca, dopo aver studiato attentamente il mercato ci si butta a capofitto con uomini e mezzi, ecco che probabilmente avrà successo.

P.S.: se nel 1995 avessi investito i soldi del nodo Internet in tanti bei nomi a dominio, a quest’ora… :-D


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Apple iTV e Google TV: che sia la volta buona?

26 agosto 2010 saummafef Nessun commento

Apple e Google... nella TV

Riparto oggi da un post di oltre 2 anni e mezzo fa, del lontano 11 Gennaio 2008.

In quell’articoletto accennavo alla vecchia storia di “Internet che entra nella TV“, storia con la quale conviviamo ormai da oltre 15 anni: di strani set-top box, mediacenter e startup che provano a fare da trait d’union fra questi 2 mondi ne sento parlare da sempre, ma fino ad oggi televisione e web occupano ancora un loro posto ben definito e separato all’interno delle nostre abitazioni.

Forse però, fra qualche mese, non sarà più così.

Google TV

La Google TV (non quella farlocca di 3 anni e mezzo fa :-D ) è stata annunciata il 20 Maggio, e sarà disponibile (sia all’interno di set-top box dedicati che integrata in alcuni modelli di TV a marchio Sony) entro la fine del 2010.

Il funzionamento di Google TV è spiegato in questo breve video,

mentre durante la presentazione del nuovo servizio le prime parole del product manager Rishi Chandra sono state una nuova piattaforma che crediamo cambierà il futuro della televisione.

Apple TV (anzi, iTV)

L’Apple TV è stato un flop, ma se fosse vera la voce messa in giro da Kevin Rose qualche giorno fa, la nuova Apple iTV potrebbe (per fare il verso a quanto detto da Google) “cambiare ogni cosa”:

applicazioni iOS per la TV. Nascerebbe un marketplace di app dedicate a iTV: per esempio, si può ipotizzare che verranno sviluppate app per condividere e registrare programmi TV, per leggere notizie in modo interattivo, e (ovviamente) per giocare.
canali “a la carte” acquistabili come app. I network televisivi potrebbero monetizzare (tramite iAd) e distribuire i loro contenuti attraverso iTV. Potrebbe essere la morte della TV via cavo/satellite.
noleggio del singolo programma televisivo. Pare che Apple sia in trattativa con News Corp. per poter far “noleggiare” i singoli TV show a 99 centesimi l’uno.
condivisione di immagini/video tramite MobileMe. Le persone anziane, o chi è poco pratico con Internet, ameranno questa funzione: per esempio, potresti condividere foto e video con tua madre premendo un tasto sul tuo iPhone, e lei potrebbe vederle non appena accende la televisione.
iPad utilizzabile come telecomando. L’iPad potrebbe essere il telecomando dell’iTV, trasformandosi in un dispositivo che “estende” l’esperienza televisiva. Per esempio, mentre guardi in TV una partita di calcio, sull’iPad potrebbero scorrere ulteriori informazioni circa le squadre, o potresti cambiare l’angolo di visione del gioco.

Il lancio di iTV è ipotizzato per le prossime settimane, al prezzo di 99 dollari.

Perché Google e Apple si stanno buttando nella TV?

Pare che sul nostro pianeta ci sia 1 miliardo di persone che usano il PC, 2 miliardi che utilizzano dispositivi mobili e ben 4 miliardi di persone “raggiungibili” da una TV.

Il nordamericano medio spende 5 ore al giorno davanti alla televisione, e il mercato pubblicario TV (solo USA) ha l’incredibile valore di 70 miliardi di dollari/anno.

Come ciliegina sulla torta aggiungo che l’online video advertising è un mercato visto in fortissima crescita nei prossimi anni,

Spesa pubblicitaria USA in pubblicità online, dal 2009 al 2014

e i soldi della TV pare si stiano spostando già ora su Internet: “We see television dollars moving to online video”, ha appena dichiarato Jason Glickman, CEO di Tremor Media, mentre per Hulu si ipotizza un IPO da 2 miliardi di dollari.

Concludendo

“TV meets Web. Web meets TV.” è il motto di Google TV.

Ma credo che l’unica vera reason why che sta guidando le operazioni di Apple e Google non è quella di mettere in contatto Internet e televisione, bensì quella di “far incontrare” un sacco di utenti, vecchi e nuovi, con gli inserzionisti pubblicitari.

E su quello farci un sacco di soldi.

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Web Design E Navigazione Dei Contenuti: Come Facilitare La Scoperta E L’Accesso Ai Tuoi Contenuti Migliori

18 agosto 2010 Linsauton Nessun commento

Un sito bello, dalla grafica stupenda che non possiede un design oduna struttura di navigazione intelligente è come un bell’uomo senza cervello. Può essere piacevole da guardare, ma chiunque si annoierebbe rapidamente con un partner simile. La stessa cosa avviene sul Web

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Il Web è Morto. Lunga Vita a Internet.

17 agosto 2010 CenoDeery Nessun commento

The Web Is Dead. Long Live the Internet.

Chris Anderson, sul numero di Wired che uscirà a Settembre, cerca il titolo ad effetto e se ne esce con un The Web Is Dead; ma subito dopo corregge il tiro con “Long Live the Internet”, e leggendo il pezzo si capisce il perché.

Come mostra l’immagine qui sopra, per web è inteso il traffico “via browser”, che vede il suo punto di massimo splendore intorno al 2000 per poi sgonfiarsi fino ad un loffio 23% odierno. Ma il 2000 è anche l’anno in cui inizia la scalata dei video, che secondo il grafico di Wired oggi supera la metà del traffico totale.

Nel bell’articolo di Anderson si possono estrarre parecchi spunti di riflessione:

• il pattern del traffico di Internet sta cambiando: molti trascorrono la giornata online, fra applicazioni, feed RSS, Skype, ascoltando musica su Pandora, giocando con Xbox Live o guardando un film in streaming via Netflix, ma NON la trascorrono sul web utilizzando un browser.
• parte della “colpa” del cambiamento va all’esplosione del mobile: fra 5 anni, stando alle proiezioni di Morgan Stanley, il traffico mobile supererà il traffico da “postazione fissa”, con tutto ciò che ne consegue.
gli utenti della Rete stanno invecchiando: il desiderio della scoperta non fa più parte di quella che era la prima generazione di “internauti”, generazione che preferisce pagare 99 centesimi per scaricare un brano da iTunes piuttosto che andarlo a cercare nei network P2P. I giovani hanno più tempo che soldi, i vecchi più soldi che tempo.
• Insomma Internet, in pochissimi anni, è profondamente cambiata, e tante nuove tecnologie e nuovi leader hanno sostituito tutto ciò che vigeva fino ad un paio di lustri fa:

Internet, una volta e oggi.

Alla luce di quanto sopra, il ventilato accordo Google-Verizon sembra solo una parte del “problema” di quella che sarà la Rete del futuro…


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Di Google, Verizon e altre amenità

16 agosto 2010 admin Nessun commento

I 2 boss di Google e Verizon

Sull’affaire Google-Verizon è oramai stato scritto di tutto: la posizione ufficiale di Google è stata esposta (in Italia) in un articolo dal titolo una proposta congiunta per una rete aperta, mentre la stragrande maggioranza dei giornalisti/blogger nostrani si è sostanzialmente scagliata, con varie sfumature, contro il colosso di Mountain View (se devo scegliere un punto di vista, consiglio quello di Stefano Quintarelli, da sempre in prima linea per la neutralità della Rete).

Visto che questa storia la conosci meglio di me, ma visto che qualcuno vuole comunque sentire la mia campana, andrò a parare su un discorso un po’ filosofico.

Viviamo da tempo nella società del profitto (non dico del capitalismo, altrimenti arrivano i fan di Che Guevara e quelli del “si stava meglio quando si stava peggio”, e il post finisce in vacca :-) ).

Internet è una piattaforma commerciale, non è più la rete militare e poi universitaria di cui abbiamo letto tutti nella storia di Internet. Non lo è più da almeno 15 anni, da quando con Internet la gente ha iniziato a farci i soldi (pure io ci provai, col mio piccolo “nodo”), da quando da servizio di nicchia è divenuto pian piano un servizio di massa.

Su Internet c’è un sacco di gente che con Internet ci vive, a vari livelli. C’è il libero professionista (come il sottoscritto), c’è il piccolo editore con una quindicina di dipendenti (come quello per cui lavoro) e ci sono anche i colossi come Google (che di dipendenti ne ha diverse migliaia). Le differenze sono sostanziali: i piccoli si adattano alla Rete, i grossi la plasmano. L’editore sfrutta le potenzialità della Rete per diffondere i suoi contenuti e monetizzarli con la pubblicità; Google, Apple, Facebook e pochi altri dirigono le masse, si inventano modelli sui quali parecchie persone si appoggiano per tirare a campare.

Google ha “creato” migliaia di SEO/SEM specialist, Apple migliaia di sviluppatori di app, Facebook migliaia di social media marketer. Mestieri che non esistevano prima, che hanno senso solo perché esistono questi colossi che hanno creato da zero nuovi modelli di business.

Chiaro il concetto? qui si parla di aziende, quotate in Borsa (Facebook non ancora, ma prima o poi ci andrà), non di enti di beneficienza. Si parla di società che puntano principalmente al profitto, all’utile, non al bene comune (soprattutto se il bene comune non è anche il LORO bene).

Quindi non capisco perché ci si scandalizzi di certi accordi, se è vero (come dicono anche illustri analisti) che Internet diventerà mobile entro 5 anni, e che quindi il grosso del traffico, degli utenti e dei SOLDI passerà da lì. Se non ricordo male, Google si interessò all’acquisto di fibra alcuni anni fa, probabilmente per lo stesso motivo per cui oggi parla attivamente con Verizon: nel 2005 non era probabilmente chiaro che si sarebbe finiti sul mobile, e acquistare “pezzi fisici” di rete poteva avere un senso. Oggi invece ha forse più senso un accordo con chi il mobile lo controlla da tempo (anche perché non credo che Google possa acquistare/partecipare Verizon con la stessa facilità con cui compra un pezzo di fibra o una startup, se non altro perché l’antitrust temo non gradirebbe).

Semmai fanno sorridere i motti di queste grosse aziende, e i loro fanboy: Don’t Be Evil, più adatto come slogan di Emergency che di una multinazionale, viene sistematicamente tirato fuori dai detrattori di Google non appena Big G non si comporta da santerello, mentre i fanboy si prodigano a difendere il loro brand preferito (e i relativi prodotti/servizi) anche quando indifendibile (penso alle email/commenti ricevuti quando 10 mesi fa dicevo che Google Wave non avrebbe avuto successo, nonché agli strenui paladini dell’”ottima antenna” dell’iPhone 4).

I colossi del web non sono la Croce Rossa. Cerchiamo di non sposarne le cause a tutti i costi, di difendere a spada tratta l’uno o l’altro, visto che non siamo alle loro dipendenze. Cerchiamo di apprezzarne i pregi, ma anche di criticarne aspramenti i difetti. Solo l’obiettività, il distacco, ci può salvare da chi dice di “non essere cattivo”, o da chi afferma di voler essere “una forza per il bene“.


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