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Posts Tagged ‘apple’

Apple Vs Flash Vs H264: Encoding Video Online E La Guerra Dei Formati – Infografica

8 settembre 2010 Juliafedrsts Nessun commento


Se hai sentito le notizie ultimamente , dovresti sapere che sta scoppiando una nuova guerra tra tecnologie e questa volta le due principali parti in lotta sono Apple e Adobe, proprietaria del quasi-onnipresente Flash, la tecnologia video usata in tutto il Web per riprodurre videoclip. Il problema principale è che Apple non vuole supportare Flash per riprodurre i video sui suoi dispositivi

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Apple Vs Flash Vs H264: Encoding Video Online E La Guerra Dei Formati – Infografica

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Lettera aperta all’Italia, investitori e startup

5 settembre 2010 enronemsevisY Nessun commento

Il primo garage di Mashape

Photo credit: Alberto D’Ottavi.
“Dove credete di andare, avete solo 19 anni e siete in Italia.”

Vorrei prima di tutto ringraziare Davide per opportunità datami nel cercare di spiegare certi meccanismi di questo paese chiamato Italia.

Ciao a tutti, sono Augusto, co-founder di Mashape, una startup in Silicon Valley che vuole rivoluzionare il modo di creare applicazioni web e mobile. Ma facciamo un passo indietro a quando eravamo dei bambini inconsapevoli che volevano giocare a fare i grandi “siamo ancora dei bambini, e giochiamo e ci divertiamo come loro, solo che adesso abbiamo un po di barba :-) “.

A 18 anni fondai MemboxX, il primo sito italiano di online storage di documenti e password. Andò bene, raggiunse un buona massa critica, ma non sapevo niente di business, Venture Capital, né di finanziamenti… niente di niente. Non sono mai riuscito a monetizzarlo. In quei mesi comprai un libro: “Google e gli altri” che narrava nel dettaglio la storia di Google e della Silicon Valley. Mi si accese una lampadina e da quel giorno ho detto: “Lì voglio andare, lì potrei forse creare grande valore”. Era il 2007 ora siamo nel 2010 e sono finalmente sbarcato a San Francisco grazie a Mashape; cofondata con Marco Palladino e Michele Zonca, qui abbiamo preso il nostro investimento dai YouTube guys. Questo processo non e’ stato facile, altri avrebbero mollato molto prima.

Avete presente quando siete in una stanzetta piena di persone, e l’aria si inizia a fare pesante… ma alla fine si apre la porta e entra una ventata di aria fresca e riniziate a respirare a pieni polmoni come se quello fosse stato il vostro primo respiro? Be, questo è quello che è successo a noi, nelle ricerca disperata di finanziamenti in Italia durata per 2 anni; e poi l’America, investimento, quella porta che si apre… ricominci a vivere e credere che forse non eri del tutto un idiota pazzo.

Tu sei il mio paese, Italia; ci sono nato e cresciuto, qui ho i miei ricordi più importanti, qui mi sono formato, è come il primo amore che non si dimentica mai. Ma come tutte le più belle storie di amore prima o poi finiscono. In questi due ultimi anni insieme ho capito molto di te, ho capito molto più di te in questi ultimi due anni che prima.

Nel 2008 abbiamo iniziato a cercare i finanziamenti per Mashape, eravamo solo io e Marco all’epoca, poi nel 2009 si è aggiunto Michele e via su e giù per lo stivale… per 2 anni. Ora 2 anni per uno che ne aveva 19 sono piu del 10% della sua vita spesa a rincorrere ideologie che in questo paese non esistono.

Vedi Italia se vuoi diventare un pease leader devi prima risolvere dei problemi alla base, e dove anche ci fosse la volontà, ricordati che ci vogliono decenni non mesi. A Roma in una famosa piazza c’è scritto in gigante: “…un popolo di combattenti, navigatori, esploratori, poeti, avventurieri, scrittori, viaggiatori, ed eroi”. Questa frase mi fa sentire orgoglioso, perché è vero, lo eravamo… ma se penso ad adesso e a tutti quelli investitori&vari che ho incontrato in questi due anni, (circa 50 persone) vi posso dire con rammarico che quel popolo non esiste più.

Ogni volta che andavamo a chiedere i finanziamenti, la risposta era sempre la stessa: avete solo 19 anni. Il problema è che questo immenso vantaggio loro lo vedevano come un ostacolo. Mi dicevano che non eravamo in grado di far crescere una società ed è vero probabilmente non sono in grado, ma qui stiamo parlando solo di farla partire… se poi crescerà chiamerò chi è più bravo di me. Dove non arrivo, delego e do fiducia ad altri più in gamba.

Probabilmente si sono anche dimenticati gli ultimi 4000 anni di storia. Da Alessandro Magno a Mark Zuckerberg le più grandi talentuose opere sono state fatte da under 30. Mentre io a 19 anni andavo a rompere le scatole su e giù per l’Italia, Alessandro Magno comandava 200.000 soldati, conquistò l’Asia e scese giù in Egitto dove si fece incoronare faraone. Aveva appena compiuto 21 anni. Oggi non si combatte più… gli imperi di una volta oggi si chiamano multinazionali, gli eserciti sono diventati team di persone. Oggi l’Asia la conquisti con Facebook che tira su 15 milioni di asiatici (signup) al mese. Oggi Alessandro si chiama Mark, e guarda caso entrambi iniziarono molto presto. Nel tardo ottocento un giovanotto, immigrato italiano, di nome Amadeo iniziò a fare il banchiere in California con un carro di frutta, quel banchiere fondò la più grande banca del mondo che oggi tutti conosciamo con il nome di Bank of America. Albert Einstein scrisse la prima bozza sulla Teoria della Relatività quando aveva solo 26 anni. I fondatori di Google ne avevano 25 quando fondarono l’azienda ma iniziarono a lavorare sull’algoritmo (Pagerank) a 23 anni e poi ancora Microsoft, Oracle, Apple… purtroppo non basterebbe lo spazio di questo blog per elencarvi tutte le immense opere fatte da under 30…

Ma secondo voi perché il genio compare in età cosi “prematura”? Sinceramente non lo so. Il genio, l’idea, il lampo non è altro che una combinazione incredibilmente perfetta di elettricità che scorre sui nostri neuroni. Ma da lì in poi ci vuole carattere e coraggio (che sono infusi nel nostro DNA) per concretizzare. La scintilla da sola non basta. Sicuramente sei molto piu coraggioso a vent’anni, il carattere anche è molto piu arrogante e l’ego è alle stelle, e guarda un pò… sono proprio le caratteristiche di un leader visionario.

Non voglio fare l’ennesima rassegna negativa sugli investitori e sui Venture Capital italiani; e sapete perché? Perché dopo tutto non è neanche colpa loro.

Cara Italia se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come lo dicono i politici in televisione, ci devi investire veramente, devi metterci la passione. Nei nostri ultimi due anni di convivenza, ho visto tanti ragazzi come me che non sono riusciti a partire perché non hanno trovato in te il supporto. Pensa quanti di quelli avrebbero potuto creare valore per te… e per ogni ragazzo che fallisce o emigra perdi un pezzo di anima. Ci sono degli investori che vorrebbero aiutarci, ma non ci riescono da soli, hanno bisogno di un ecosistema sotto che gli aiuti, hanno bisogno di un mercato a cui possono rivendere il valore aggiunto che hanno creato, hanno bisogno di leggi che allegeriscano il carico fiscale, hanno bisogno di università che insegnino anche la pratica… d’altronde stanno semplicemente credendo nei tuoi figli. La tua sorella Francia lo ha capito da anni, e sta investendo a ritmi sbalorditivi anno dopo anno… non lasciarti uccidere così. L’unico modo che hai per sopravvivere è investire in innovazione e giovani, loro sono i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi nuove soluzioni. Innovare non è per niente semplice, tu sei un paese pieno di persone che inventano nuove tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando ha adoption, quando viene applicata sulla massa, il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte.

Innovazione è qualcosa che viene dai margini di una cultura, è chaos. Non a caso San Francisco è una citta che accoglie tutti: disadattati, barboni, ricchi, hippie, arabi, pazzi, imprenditori, asiatici, messicani, italiani, designer, artisti… un miscuglio di culture in continua evoluzione, senza freni né limiti.

Purtroppo credo che molti dei tuoi problemi vengano anche dal tuo passato. Sei un paese vecchio, che ti porti dietro certe ideologie fin dal lontano medioevo. Non capisco come fai a vedere malamente il concetto di fallimento, non hai idea di quante cose impari fallendo, di quanto cresci quando fallisci. Il nostro rapporto si è interrotto, ed è stato un fallimento; eppure mi hai dato del valore, lo hai fatto ferendomi ma mi hai reso una persona migliore.

E’ giunto il momento di salutarti, spero che un giorno potremmo rincontrarci, e chissà… magari mi stupirai…

Buongiorno America, grazie di credere in noi e nella nostra vision. Certo non sei un paese facile neanche tu, ma riesci subito a capire ciò che è giusto ed è sbagliato. Sei un paese relativamente giovane, e per fortuna non hai scheletri nell’armadio vecchi di 2000 anni. Sei molto competitivo, ma se uno ha voglia di fare sai ricompensare immediatamente. Credi fortemente nei ventenni, e sai che se vuoi rimanere leader devi dare loro gli strumenti per poter creare le loro pazzie, come hai fatto con noi. Devi ancora migliorarti su qualche cosa come le leggi sull’immigrazione, ma ti do fiducia, so che ce la farai. Con te mi sento libero di esprimermi, di provare, e soprattutto mi sento felice di sbagliare. Mi dai la libertà di vivere. Spero di poter ricompensarti della fiducia che mi hai dato, credo che insieme costruiremo grande cose… cheers!

Per concludere, se posso dare un consiglio alle migliaia di ragazzi (e ne ho incontrati tantissimi) che ancora rispecchiano quella frase scritta in una piazza romana; voi siete cavalli da corsa e i cavalli da corsa non sono fatti per stare nei maneggi. Correte e andate a conquistarvi quello che volete, nitrire nelle stalle non serve a niente, sfondate i recinti e cambiate lo stato dell’arte, rincorrete la vostra libertà. Ricordate che dovrete vivere nella solitudine, faranno di tutto per fermarvi, soffrirete e sacrifirete l’affetto di chi vi ama veramente, ma quando sarete lì, che correrete come pazzi, vi sentirete per la prima volta… immensamente grandi.

Lasciate l’Italia se l’amate veramente, diventate un cavallo da corsa, vincete tutto, e poi un giorno forse, potrete tornare da grandi, molto grandi e avrete il potere per cambiarla, voi.

Autore: Augusto “sinzone” Marietti, per il TagliaBlog.


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Lettera aperta all’Italia, investitori e startup

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Quando un solo dominio domina le SERP di Google

1 settembre 2010 enronemsevisY Nessun commento

Il Google Brand Update di inizio anno è acqua passata, e così pure il Vince’s change.

Dal 20 Agosto siamo entrati (ufficialmente) in una nuova fase, nella quale un solo dominio (e quindi un solo brand) può “impossessarsi” di un’intera SERP (o quasi),

Esempio di SERP dominata da un solo dominio

facendo dimenticare in fretta i 2 miseri risultati indentati che fino a pochi giorni fa costituivano il massimo della “presenza” possibile nei 10 posti di una pagina di Google.

Di recente ho trovato sul SEOmozBlog (dal quale ho tratto anche l’immagine qui sopra) una bella riflessione su questo tema, che voglio condividere con i lettori del TagliaBlog.

La domanda che sta alla base di tutto è la seguente: “Google dice che questo “improvement” aiuterà gli utenti a trovare più risultati all’interno di un unico sito, pur mantenendo risultati differenti all’interno della SERP. Ma una pagina monopolizzata da un unico sito web, è veramente ciò che gli utenti vogliono?”

Dr. Pete (l’autore del post su SEOmoz) cerca di rispondere alla domanda andando a prendere le query effettuate dagli utenti su Google e su Bing subito dopo aver effettuato la query “apple”.

Su Google le prime 10 sono:

1. “itunes”
2. “facebook”
3. “youtube”
4. “apple
5. “best buy”
6. “apple store”
7. “google”
8. “craigslist”
9. “itunes download”

Mentre su Bing:

1. “bestbuy”
2. “ebay”
3. “ipod”
4. “dell”
5. “appleipod”
6. “circuitcity”
7. “apple vacations”
8. “apple.com”
9. “sony”
10. “target”

Possiamo notare nomi di competitor (Dell e Sony), quelli di alcuni negozi dove acquistare i prodotti Apple (Best Buy e CircuitCity.com) e anche siti dove comprarli usati (craigslist e eBay). Addirittura è presente “apple vacations”, cosa che indica che non tutti quelli che cercano “apple” sono in cerca dei prodotti della Mela.

Concludendo

Quando il motore che ha il monopolio assoluto delle ricerche sul web restituisce SERP di questo tipo indirizza inevitabilmente gli utenti su un unico sito/brand, facendosi interprete del loro pensiero e contestualmente (cosa soprattutto valida nel caso di prodotti/servizi) azzerando i concorrenti, gli ecommerce, e anche chi recensisce/critica il prodotto/servizio in questione.

E’ altresì vero che queste SERP non sono facilmente replicabili: probabilmente è necessario un dominio/brand con altissimo trust, elevatissimo traffico e parecchi link in ingresso sulle singole pagine per permettere all’algoritmo di Google di restituire la pagina “monopolizzata”.

Ma di pagine simili se ne iniziano comunque a vedere parecchie, e il rischio di sparire dai primi 10 risultati di Google, per i Davide che combattono contro i Golia, potrebbe essere dietro l’angolo.


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Quando un solo dominio domina le SERP di Google

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Apple iTV e Google TV: che sia la volta buona?

26 agosto 2010 saummafef Nessun commento

Apple e Google... nella TV

Riparto oggi da un post di oltre 2 anni e mezzo fa, del lontano 11 Gennaio 2008.

In quell’articoletto accennavo alla vecchia storia di “Internet che entra nella TV“, storia con la quale conviviamo ormai da oltre 15 anni: di strani set-top box, mediacenter e startup che provano a fare da trait d’union fra questi 2 mondi ne sento parlare da sempre, ma fino ad oggi televisione e web occupano ancora un loro posto ben definito e separato all’interno delle nostre abitazioni.

Forse però, fra qualche mese, non sarà più così.

Google TV

La Google TV (non quella farlocca di 3 anni e mezzo fa :-D ) è stata annunciata il 20 Maggio, e sarà disponibile (sia all’interno di set-top box dedicati che integrata in alcuni modelli di TV a marchio Sony) entro la fine del 2010.

Il funzionamento di Google TV è spiegato in questo breve video,

mentre durante la presentazione del nuovo servizio le prime parole del product manager Rishi Chandra sono state una nuova piattaforma che crediamo cambierà il futuro della televisione.

Apple TV (anzi, iTV)

L’Apple TV è stato un flop, ma se fosse vera la voce messa in giro da Kevin Rose qualche giorno fa, la nuova Apple iTV potrebbe (per fare il verso a quanto detto da Google) “cambiare ogni cosa”:

applicazioni iOS per la TV. Nascerebbe un marketplace di app dedicate a iTV: per esempio, si può ipotizzare che verranno sviluppate app per condividere e registrare programmi TV, per leggere notizie in modo interattivo, e (ovviamente) per giocare.
canali “a la carte” acquistabili come app. I network televisivi potrebbero monetizzare (tramite iAd) e distribuire i loro contenuti attraverso iTV. Potrebbe essere la morte della TV via cavo/satellite.
noleggio del singolo programma televisivo. Pare che Apple sia in trattativa con News Corp. per poter far “noleggiare” i singoli TV show a 99 centesimi l’uno.
condivisione di immagini/video tramite MobileMe. Le persone anziane, o chi è poco pratico con Internet, ameranno questa funzione: per esempio, potresti condividere foto e video con tua madre premendo un tasto sul tuo iPhone, e lei potrebbe vederle non appena accende la televisione.
iPad utilizzabile come telecomando. L’iPad potrebbe essere il telecomando dell’iTV, trasformandosi in un dispositivo che “estende” l’esperienza televisiva. Per esempio, mentre guardi in TV una partita di calcio, sull’iPad potrebbero scorrere ulteriori informazioni circa le squadre, o potresti cambiare l’angolo di visione del gioco.

Il lancio di iTV è ipotizzato per le prossime settimane, al prezzo di 99 dollari.

Perché Google e Apple si stanno buttando nella TV?

Pare che sul nostro pianeta ci sia 1 miliardo di persone che usano il PC, 2 miliardi che utilizzano dispositivi mobili e ben 4 miliardi di persone “raggiungibili” da una TV.

Il nordamericano medio spende 5 ore al giorno davanti alla televisione, e il mercato pubblicario TV (solo USA) ha l’incredibile valore di 70 miliardi di dollari/anno.

Come ciliegina sulla torta aggiungo che l’online video advertising è un mercato visto in fortissima crescita nei prossimi anni,

Spesa pubblicitaria USA in pubblicità online, dal 2009 al 2014

e i soldi della TV pare si stiano spostando già ora su Internet: “We see television dollars moving to online video”, ha appena dichiarato Jason Glickman, CEO di Tremor Media, mentre per Hulu si ipotizza un IPO da 2 miliardi di dollari.

Concludendo

“TV meets Web. Web meets TV.” è il motto di Google TV.

Ma credo che l’unica vera reason why che sta guidando le operazioni di Apple e Google non è quella di mettere in contatto Internet e televisione, bensì quella di “far incontrare” un sacco di utenti, vecchi e nuovi, con gli inserzionisti pubblicitari.

E su quello farci un sacco di soldi.

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Creare Una Versione Mobile Del Tuo Sito Web: I Migliori Servizi Per Rendere Il Tuo Sito Compatibile Con Tutti I Cellulari

23 agosto 2010 DenPorno Nessun commento

” Come creare una versione mobile del tuo sito web? ” è probabilmente una domanda che hai già iniziato a porti. Ma dopo la curiosità iniziale, non hai trovato ancora il tempo per pensare a quando e come convertire il tuo sito o blog in una versione mobile che possa essere visualizzata correttamente sugli iPhone, iPad o qualsiasi altro smartphone moderno.

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Creare Una Versione Mobile Del Tuo Sito Web: I Migliori Servizi Per Rendere Il Tuo Sito Compatibile Con Tutti I Cellulari

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Di Google, Verizon e altre amenità

16 agosto 2010 admin Nessun commento

I 2 boss di Google e Verizon

Sull’affaire Google-Verizon è oramai stato scritto di tutto: la posizione ufficiale di Google è stata esposta (in Italia) in un articolo dal titolo una proposta congiunta per una rete aperta, mentre la stragrande maggioranza dei giornalisti/blogger nostrani si è sostanzialmente scagliata, con varie sfumature, contro il colosso di Mountain View (se devo scegliere un punto di vista, consiglio quello di Stefano Quintarelli, da sempre in prima linea per la neutralità della Rete).

Visto che questa storia la conosci meglio di me, ma visto che qualcuno vuole comunque sentire la mia campana, andrò a parare su un discorso un po’ filosofico.

Viviamo da tempo nella società del profitto (non dico del capitalismo, altrimenti arrivano i fan di Che Guevara e quelli del “si stava meglio quando si stava peggio”, e il post finisce in vacca :-) ).

Internet è una piattaforma commerciale, non è più la rete militare e poi universitaria di cui abbiamo letto tutti nella storia di Internet. Non lo è più da almeno 15 anni, da quando con Internet la gente ha iniziato a farci i soldi (pure io ci provai, col mio piccolo “nodo”), da quando da servizio di nicchia è divenuto pian piano un servizio di massa.

Su Internet c’è un sacco di gente che con Internet ci vive, a vari livelli. C’è il libero professionista (come il sottoscritto), c’è il piccolo editore con una quindicina di dipendenti (come quello per cui lavoro) e ci sono anche i colossi come Google (che di dipendenti ne ha diverse migliaia). Le differenze sono sostanziali: i piccoli si adattano alla Rete, i grossi la plasmano. L’editore sfrutta le potenzialità della Rete per diffondere i suoi contenuti e monetizzarli con la pubblicità; Google, Apple, Facebook e pochi altri dirigono le masse, si inventano modelli sui quali parecchie persone si appoggiano per tirare a campare.

Google ha “creato” migliaia di SEO/SEM specialist, Apple migliaia di sviluppatori di app, Facebook migliaia di social media marketer. Mestieri che non esistevano prima, che hanno senso solo perché esistono questi colossi che hanno creato da zero nuovi modelli di business.

Chiaro il concetto? qui si parla di aziende, quotate in Borsa (Facebook non ancora, ma prima o poi ci andrà), non di enti di beneficienza. Si parla di società che puntano principalmente al profitto, all’utile, non al bene comune (soprattutto se il bene comune non è anche il LORO bene).

Quindi non capisco perché ci si scandalizzi di certi accordi, se è vero (come dicono anche illustri analisti) che Internet diventerà mobile entro 5 anni, e che quindi il grosso del traffico, degli utenti e dei SOLDI passerà da lì. Se non ricordo male, Google si interessò all’acquisto di fibra alcuni anni fa, probabilmente per lo stesso motivo per cui oggi parla attivamente con Verizon: nel 2005 non era probabilmente chiaro che si sarebbe finiti sul mobile, e acquistare “pezzi fisici” di rete poteva avere un senso. Oggi invece ha forse più senso un accordo con chi il mobile lo controlla da tempo (anche perché non credo che Google possa acquistare/partecipare Verizon con la stessa facilità con cui compra un pezzo di fibra o una startup, se non altro perché l’antitrust temo non gradirebbe).

Semmai fanno sorridere i motti di queste grosse aziende, e i loro fanboy: Don’t Be Evil, più adatto come slogan di Emergency che di una multinazionale, viene sistematicamente tirato fuori dai detrattori di Google non appena Big G non si comporta da santerello, mentre i fanboy si prodigano a difendere il loro brand preferito (e i relativi prodotti/servizi) anche quando indifendibile (penso alle email/commenti ricevuti quando 10 mesi fa dicevo che Google Wave non avrebbe avuto successo, nonché agli strenui paladini dell’”ottima antenna” dell’iPhone 4).

I colossi del web non sono la Croce Rossa. Cerchiamo di non sposarne le cause a tutti i costi, di difendere a spada tratta l’uno o l’altro, visto che non siamo alle loro dipendenze. Cerchiamo di apprezzarne i pregi, ma anche di criticarne aspramenti i difetti. Solo l’obiettività, il distacco, ci può salvare da chi dice di “non essere cattivo”, o da chi afferma di voler essere “una forza per il bene“.


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La potenza dello Storytelling

11 agosto 2010 WaydayBep Nessun commento

Esempio di Storytelling

Centinaia, migliaia di anni fa, quando l’uomo non sapeva ancora scrivere, si tramandavano sapere e conoscenza di generazione in generazione raccontando storie.

“C’era una volta, …”: così iniziano tutte le storie che ci raccontavano da bambini, che quelli della mia generazione ricordano molto bene riprodotte anche all’interno delle “Fiabe Sonore” (ti dice nulla “A mille ce n’è nel mio mondo di fiabe da narrar…”? ;-) ).

Credo quindi che nello Storytelling ci sia qualcosa di magico che risveglia nel nostro cervello meccaniche ancestrali e primordiali, qualcosa che alza immediatamente il livello d’attenzione e nello stesso tempo ci rende più ricettivi circa ciò che stiamo leggendo, ascoltando o guardando.

Chi si occupa di branding, marketing e management conosce molto bene la potenza dello Storytelling (che, a differenza di secoli fa, ora utilizza strumenti digitali e quindi può diffondersi e raggiungerci ovunque, 24 ore su 24, 7 giorni su 7): si parla ormai di Storytelling Management, per indicare una vera e propria disciplina che pare sia stata alla base di tanti recenti successi personali e aziendali (e soprattutto politici).

In altre parole, lo Storytelling è una prassi, ormai consolidata, che utilizza la narrativa per coinvolgere l’interlocutore (come ci viene raccontato in Storytelling And Your Quest For Business Success): “per ottenere il massimo impatto bisognerebbe far leva su tutti i 5 sensi, far leva sulle emozioni più che sull’intelletto”, spiega Nancy Lamb, autrice di vari libri che parlano proprio di Storytelling.

Pat Lencioni, autore di libri e business fable, crede che “le persone sono in cerca di qualcosa che cattura l’attenzione e che fornisce loro una piacevole esperienza. Penso che la gente impari meglio quando si sente coinvolta”.

C’è pure chi ha coniato un acronimo per spiegare in 6 punti come dovrebbe essere un storia: SUCCES, ovvero Simple, Unexpected, Concrete, Credibility, Emotion e… Stories.

E siccome la buona pratica dello Storytelling prevede che si racconti una storia coinvolgente e motivante, chiudo questo post con uno dei video probabilmente più citati quando si parla di Storytelling: si tratta del famosissimo Stay Hungry, Stay Foolish di Steve Jobs (qui con sottotitoli in italiano), discorso nel quale ci sono tutti gli elementi cardine della storia perfetta: fallimento, sogno, riscatto e successo.


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Strategie Di Distribuzione Dei Contenuti Online: Aggregation, Syndication, Versioning, Standards

11 agosto 2010 Infland Nessun commento

Quali sono le migliori strategie di distribuzione dei contenuti che dovrebbe adottare un editore online? In questo dettagliato report scritto dal new media and future trends analyst Ross Dawson , puoi trovare un’analisi approfondita del paradigma attuale di distribuzione dei contenuti online, insieme ad una serie di utili linee guida ed esempi che ti aiuteranno a comprendere meglio i meccanismi della distribuzione dei contenuti. Se hai interesse per gli standard di distribuzione dei contenuti ed alle tendenze di aggregation, syndication e versioning, questo è un articolo che devi assolutamente leggere.

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Velocità Del Sito E Tempi Di Caricamento Delle Pagine: Quanto Sono Importanti Per Essere Visibili Online

Quanto è lento il tuo sito quando viene visitato da un lettore normale con una connessione ad Internet di media velocità? Scoprilo adesso: dai un’occhiata con Google Webmaster Tools , vai su Alexa.com e digita la URL del tuo sito oppure fai un test su GTMetrix e confronta i tempi di caricamento della tua pagina rispetto ai tuoi concorrenti

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Il Customer Service E’ Il Nuovo Re Del Social Media Marketing

14 luglio 2010 mutuellle Nessun commento

E’ tempo per chiunque si occupi di business online, di guardare al customer service come ad una delle componenti fondamentali dal punto di vista logistico, se non il vero fattore chiave di diversificazione di qualsiasi strategia di marketing online efficace. Photo credit: Clipart Perché il customer service diventa così importante per la tua strategia futura di marketing online

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