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L’iPad cambierà l’editoria online?



L'evoluzione dell'editoria

Negli ultimi mesi ho letto un sacco di notizie che continuano ad avanzare ipotesi su come sarà il futuro dei giornali, non solo di quelli offline (spesso moribondi) ma anche di quelli online, che faticano a trovare un modello di business convincente ed economicamente redditizio.

Nello specifico mi sono capitati 2 articoli all’apparenza diversi, ma legati dello stesso filo conduttore, che possono aiutarci a tracciare una prima sommaria bozza di questo discusso e controverso tema:

1. Murdoch: editoria sulla cresta dell’onda con la tavoletta (ovvero il magnate australiano innamorato di e che crede che i tablet rappresenteranno il futuro dei giornali).

2. Tramonta l’era del Libero Web (ovvero il rumor secondo cui il direttore di Wired Chris Anderson si appresterebbe a titolare “Il Web è morto?” sul prossimo numero della rivista).

Il filo conduttore che lega i 2 pezzi è, ovviamente, quello dei (che dovranno diventare prima o poi) a pagamento, e anche quello di un cambio di strategia che alcuni grossi publisher si stanno apprestando a mettere in atto.

Partiamo da questo strano “infoiamento” per l’iPad (e più in genere per i tablet). Perché catalizzano l’interesse di imprenditori come Murdoch o di gruppi editoriali come Condé Nast? la risposta non è semplice, ma la riassumerei così: il tablet può essere visto come il trait d’union fra la carta e il web. Lo prendi in mano come un libro, lo usi leggi comodamente sul divano come un giornale, e soprattutto NON lo utilizzi passando dal browser, ma principalmente dalle app.

Ed ecco che queste app possono “reinventare” la navigazione e la lettura sul web, che non avviene più all’interno del solito “quintetto” (costituito da Explorer, , Chrome, Safari o ), ma prende nuova linfa vitale all’interno di una applicazione dedicata.

Anche il sottoscritto, prima di acquistare un iPad, era scettico circa certe app… mi domandavo: “Cosa potranno avere mai di diverso da un feed reader?”. Poi ho installato Flipboard e mi sono ricreduto:

L’app qui sopra (gratuita) crea una lettura coinvolgente e allo stesso tempo rilassata, così come l’app di Wired, bellissima anche se da molti contestata in quanto zeppa di pubblicità:

Il passaggio, delicatissimo, è infatti quello di riuscire a far pagare la “versione app” della rivista, e comunque guadagnare anche dagli introiti pubblicitari (innovativi e magari più remunerativi) inseriti nell’applicazione.

Casi di successo? pochissimi, ma sicuramente fan riflettere i 2,4 milioni di dollari fatti dall’app iPad del WSJ.

Per gli editori sarà un autunno caldo, puoi scommetterci.


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